Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Rai/La buona mamma della politica

Amici degli amici, consulenze, appalti.

di Giuseppe Turani |

Molti anni fa un presidente del Consiglio appena nominato e con il mandato di superare una situazione di emergenza, mi confidava: “Momento ideale, posso fare tutto quello che voglio, nuove tasse, una tantum, balzelli mai visti. Mi approveranno tutto. Una sola cosa non posso fare: toccare la Rai”.

E infatti la Rai è circondata da questo mistero: non esiste una sola forza politica che sia contraria alla privatizzazione di almeno due reti (c’è stato anche un referendum in questo senso). Privatizzare due reti è una cosa che si può fare in tre mesi, scartoffie comprese. Ma non si fa mai e non se ne parla nemmeno.

Perchè? Due i motivi.

1- Ai politici il solo fatto di non contare su “tutta” la Rai (anche se magari in questo momento è in mano ai nemici, ma si spera…) provoca un senso di disorientamento profondo. La Rai funziona un po’ come la coperta di Linus, da sempre.

2- Ma poi c’è anche una questione di sostanza. La Rai e il sistema politico sono la stessa cosa. Per anni i partiti  hanno scaricato sulla Rai il loro personale in eccedenza o amici a cui dovevano dei favori. Oggi questo si fa meno, ma rimane attivo l’immenso mercato delle consulenze e degli appalti esterni. Un’attenta analisi rivelerebbe che dietro nomi e sigle varie ritroviamo ancora, molto spesso, la politica. Senza la generosità della Rai gente anche di livello che oggi sta in politica dovrebbe andare a casa e cercarsi un lavoro.

La Rai insomma non si privatizza perché sarebbe come dire: privatizziamo la politica.

Chi non è riuscito a infilare dentro qualche amico, ha comunque ottenuto una piccola trasmissione o di poter scrivere il soggetto di un’altra o di far curare da società amica la sigla di testa, le musiche, ecc.

Insomma, girano soldi, molti soldi. E non sono sempre distribuiti in base al merito, ma con criteri appunto politici.

Quindi non si privatizza perché sarebbe, per la politica, come condannarsi all’austerità.