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Il Pirata e il Cavaliere

Le prede italiane di Vincent Bolloré. Dopo Telecom, Mediaset?

di Giuseppe Turani |

Per capire cosa sta succedendo fra Mediaset e Bolloré bisogna tenere sempre a mente quattro cose. Il francese in realtà è un bretone, gente tosta, che viene giù dai celti, da quelle parti ancora si venerano e si festeggiano i pirati locali. Bolloré è un uomo dalle ambizioni semplicemente smisurate. E’ intelligentissimo e, come se non bastasse, è ricco all’incirca come Creso.

Ma sa essere anche un buon diplomatico. L’Italia ad esempio, gli piace da morire, forse per le nostre tradizioni culturali o forse perché la vede come un paese disfatto, dove si può comprare quello che si vuole. E lui, probabilmente, vorrebbe tutto. Ma, si diceva, è anche un diplomatico. Così non fa quasi mai la voce grossa, è gentile con tutti e sembra sempre pronto a dare una mano.

In realtà, ha già comprato e messo in cascina una sacco di roba. Telecom Italia di fatto, è la sua. È uno dei maggiori azionisti di Mediobanca, che a sua volta è il maggior azionista delle Assicurazioni Generali, di cui anche Bolloré è azionista.

Il futuro esatto della nostra maggior compagnia assicurativa (e una delle più  grandi nel mondo) non è ancora stato deciso fino in fondo, ma è certo che non si potrà fare niente senza discuterne, e a lungo, con Bolloré. E lui lavora per lunghe strategie. Difficile che abbia speso soldi per Mediobanca e Generali senza avere un disegno in mano. Un disegno per ora felpato, da amico e supporter dell’Italia e non da avversario. Ma il progetto è quello di diventare (se già non lo è) il “capitalista” più importante del nostro paese. E poi di riorganizzare il tutto secondo le sue idee e il suo piacere.

Poiché possiede di tutto (dalle aziende di comunicazione a quelle per la raccolta di pubblicità) gli interessa tutto.

Da tempo si era messo sulle tracce di questa cosa un po’ stramba che è Mediaset. Stramba nel senso che non è una Cnn o una Sky, in pratica esiste solo in Italia e è fatta molto in economia. Però, in un passato ancora recente, è stata una specie di miniera d’oro a cielo aperto: negli anni buoni ha reso al suo proprietario anche un miliardo (di lire) al giorno, dopo le tasse, sabati e domeniche compresi. Adesso non è più così perché i tempi sono cambiati e perché Mediaset è rimasta quella che era: una semplice emittente tv, anche se costruita su tre reti.

C’è stato, per la verità, un tentativo di andare verso il nuovo con Mediaset Premium, una specie di tv a pagamento, sul modello Sky. I risultati, però, sono stati disastrosi: si sono solo perse montagne di denaro.

Ecco, a un certo punto, che si fa avanti Bolloré con i suoi sorrisi e i suoi modi garbati: poverini, ve la compro io, la metto insieme alla mia Vivendi (che fa appunto contenuti) e il gioco è fatto.

Champagne in casa Mediaset: abbiamo trovato uno che se la piglia, questa figlia venuta male, auguri.

A Berlusconi, impegnato su vari fronti (salute, politica, Milan) non sembra nemmeno vero. E ancora nel marzo di quest’anno spiega pubblicamente che lui e Bolloré sono vecchi amici. E si spinge fino a dire che i francesi sono interessati ai contenuti delle sue televisioni e non al controllo di Mediaset.

Sulla grande amicizia Berlusconi-Bolloré è lecito avere comunque qualche dubbio. I due personaggi sono molto diversi. Se Bolloré è un figlio della sofisticata finanza francese (scuola Lazard) Berlusconi è un self-made-man che ha sempre fatto tutto da solo e che in realtà  non ha mai legato con altri esponenti della finanza italiana. Non si conoscono suoi affari insieme al patron di Vivendi. Berlusconi ha fatto prima i soldi con Milano 2 e poi si è  lanciato nelle televisioni. Due affari in tutto. Mentre Bolloré è ovunque in tutti i consigli di amministrazione, l’ex Cavaliere praticamente lo si ritrova solo nelle sue aziende. E quando le ha viste minacciate (inizio anni Novanta) non ha chiesto aiuto a altri protagonisti economici, ma è sceso direttamente in politica. Mediaset, che oggi ha tre reti, è stata costruita sui fallimenti degli altri (Italia 1 viene dalla Rusconi, e Rete quattro dalla Mondadori). Rete quattro, ad esempio, fu da lui rilevata dietro pressanti insistenze di Enrico Cuccia.

I due, insomma, non hanno niente in comune. Berlusconi è un brianzolo che ha come obiettivo quello di comandare a casa sua (a quotare Mediaset in Borsa lo hanno spinto le banche) mentre Bolloré vive di finanza. Ma, ancora a aprile, a Berlusconi piaceva dipingersi amico del bretone perché quello gli stava risolvendo il problema di Mediaset Premium. Ma tutto è andato a rotoli.

Di colpo, i francesi rovesciano il tavolo. No, non ci piace più, pessima. Ne compriamo solo un pezzettino. A patto che ci consentiate di arrivare al 15 per cento di Mediaset, cioè della capogruppo.

E qui tutto comincia a diventare chiaro. Con il 15 per cento di Mediaset di fatto Bolloré comanderebbe, un paio di aumenti di capitale e il Biscione sarebbe tutto suo, anche perché la famiglia Berlusconi non avrebbe comunque i mezzi finanziari per resistergli. Dopo di che si mettono insieme Mediaset e Telecom, con un po’ di appoggio da parte di Vivendi, e il gioco è fatto: è nato il primo grande gruppo multimediale italiano (ma controllato dai francesi).

Ovviamente dal Biscione si sono sentite solo urla e proteste. Ma Bolloré è un pirata bretone e ha tanti soldi come a Arcore nemmeno immaginano. E gli è sembrato di capire che in casa Mediaset a soldi non stanno benissimo di questi tempi.

(Dal"Quotidiano Nazionale" del 27 luglio 2016)