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Il furbetto del quartierino

La guardia di finanza lo ha arrestato per un giro di fatture false: un milione di euro. 

di Giuseppe Turani |

Ho conosciuto (brevemente, un pranzo al Four Season di Milano) Stefano Ricucci nel 2005 e era un uomo assolutamente felice. Aveva appena sposato la bellissima Anna Falchi (che lui chiamava con una certa soddisfazione “la signora Anna”), gli affari gli andavano bene e, in più, ma questo si è saputo un po’ dopo, insieme a una cordata di amici (i famosi “furbetti del quartierino”) e Giampiero Fiorani della Popolare di Lodi stava per mettere le mani sul “Corriere della Sera”. Era, insomma, a due passi dal potere vero, dal grande salto: da immobiliarista (cosa che ha sempre un sapore un po’ sospetto) a protagonista di grandi affari. Da Zagarolo a Roma e Milano. Auto e barche di lusso, solo i migliori ristoranti, cataste di fiori per corteggiare la futura moglie. Molto spiritoso: è rimasta celebre la sua battuta “qui siamo a fa i furbetti del quartierino”. Rivolta a se stesso e ai suoi amici di avventura in quella stagione, la calda estate del 2005.

Il suo sforzo era quello di presentarsi come un imprenditore moderno e molto laborioso (“Anche dieci ore al giorno, siamo gente molto precisa”). Ho cercato di prenderlo un po’ in giro: “Dieci gore al giorno in ufficio con la signora Anna che ti aspetta a casa? Non ci crede nessuno…”.

Non ha mai raccolto le battute, fissato com’era con l’idea di presentarsi come uno che studiava dalla mattina alla sera operazioni immobiliari e che solo grazie a questi studi, alla fine faceva dei soldi.

Dai palazzi era passato alla finanza, grazie soprattutto a due personaggi. Il primo è Emilio Gnutti quello della Hopa e dell’Opa ostile su Telecom, insieme a Colaninno. Il secondo è il suo coetaneo Giampiero Fiorani, capo della Popolare di Lodi. Insieme fanno diversi affari (fra cui appunto la tentata scalata alla Rcs), ma anche nel mondo bancario con l’assalto alla Antonveneta e al tentativo di impadronirsi della Bnl.

La corsa dell’immobiliarista romano verso i vertici della finanza italiana e dell’editoria viene bloccata nell’agosto del 2005 dal gip milanese Clementina Forleo che sequestra tutte le azioni Antonveneta in mano ai furbetti del quartierino e a Fiorani e che fa scoppiare lo scandalo di tutte le complesse manovre finanziarie dei “furbetti”.

Grande rumore, arresti (qualche giorno di galera anche per Ricucci), fallimento di qualche società. Dimissioni dell’allora governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.

Si chiude così una stagione, l’ultima, segnata da assalti di Borsa e da personaggi che, venuti dal nulla, esplodevano come star della finanza. In un certo senso, quelli sono stati davvero gli ultimi fuochi.

Poi, ricorsi, contro ricorsi, qualche condanna (ma solo in primo grado, sembra) e, misteriosamente, di nuovo in pista. Questa volta addirittura all’estero: real-estate di lusso fra Londra e Montecarlo. La vocazione di Ricucci evidentemente, è questa: le case.

Ma di nuovo, a 11 anni di distanza dalla turbolenta estate del 2005, in galera. Questa volta, sembra, per fatture false per un milione di euro (al fine di frodare il fisco, ovviamente). Un milione di euro: una cifra per la quale, se le accuse sono vere, il Ricucci del 2005 non si sarebbe nemmeno alzato da tavola. Probabilmente qualcosa meno di quello che deve aver speso allora, fra fiori e regali, per corteggiare, e poi sposare, uno dei sex-symbol del momento.

(Da "Tiscali.it" del 20 luglio 2016)