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Banche, dietrofront di Bruxelles

Deutsche Bank chiede all'Europa 150 miliardi di fondi pubblici per salvare gli istituti europei. Mps ringrazia.

di GIUSEPPE TURANI |

La crisi bancaria italiana (e europea) sembra un film con quattordici finali diversi e con un regista che non sa bene quale scegliere. Per mesi ci hanno spiegato che in pratica si trattava di una bomba capace di far saltare per aria l’Europa e divorarsi miliardi dei risparmiatori. Il problema, come ormai sanno tutti, consisteva (e consiste) nel fatto che queste nostre banche (e in particolare Mps) hanno nei loro conti crediti inesigibili per cifre molto consistenti. Da qui la possibilità di pericolosi crack e, comunque, la difficoltà di operare bene.

Fino a qualche giorno fa l’intera questione era governata da un dogma coniato a Bruxelles: qualunque cosa accada, mai salvataggi di Stato, mai un euro pubblico alle banche. Anzi, paghino gli azionisti e gli obbligazionisti (bail in), e sia finita.

L’ultima novità, e viene direttamente dalla commissione Ue, è che questa crisi bancaria non è poi così grave: c’è tutto il tempo di fare le cose con calma, studieremo bene, e poi si farà qualcosa. Insomma, quella che fino alla scorsa settimana era una bomba a alto potenziale, da oggi è un petardo. Tranquilli. Un modo per ribadire che non servono interventi speciali, con soldi pubblici.

Ma oggi a Bruxelles, anche se continuano a recitare il loro mantra (nessun euro pubblico alle banche) non sono più così rigidi: di intervento pubblico si può discutere.

In realtà, dietro queste oscillazioni ai limiti del buonsenso c’è un fatto che si sta imponendo all’attenzione persino dei diaconi di Bruxelles: in crisi non ci sono soltanto le banche italiane ma anche, ad esempio, quelle tedesche. Il capo economista della Deutsche Bank, il più grande istituto della repubblica federale, ha appena dato un’intervista in cui, senza tanti giri di parole, dice che la Ue deve dotarsi di un fondo straordinario di 150 miliardi di euro per intervenire nelle crisi bancarie dell’area. La Deutsche Bank è lo stesso istituto indicato qualche giorno fa dal Fondo monetario internazionale come possibile bomba per il sistema finanziario mondiale, a causa della montagna di titoli marci che ha in portafoglio.

In conclusione: fino a quando la crisi riguarda solo l’Italia (e l’Mps) la linea di Bruxelles è secca e decisa: sbrigatevela da voi, anzi, se la sbrighino le banche. Ma quando anche la Germania alza la voce e chiede, addirittura, 150 miliardi a Bruxelles, le cose cambiano. E i salvataggi di Stato alla fine si faranno, in un modo o nell’altro.

(Dal "Quotidiano Nazionale" dell'11 luglio 2016)