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I cannoni rotanti di Repubblica

Il perché di tante giravolte politiche.

di Giuseppe Turani |

“Repubblica” rischiera le sue truppe contro il premier Matteo Renzi? Sembrerebbe di sì, almeno leggendo l’intervista del suo proprietario al “Corriere”. Un’altra giravolta, dunque?

Sì. I continui cambiamenti di fronte di questo giornale possono sembrare incomprensibili, ma non è così. Basta aver presenti un paio di cose.

La prima è che “Repubblica” non ha mai voluto essere un semplice giornale, ma un soggetto che faceva politica, che cambiava la politica. La sua diversità nasce da questo. E si tratta di qualcosa che viene da molto lontano. Per la precisione da quelle stanze romane in cui negli anni Cinquanta si faceva la rivista “Il Mondo”. Intellettuali liberali, liberal e radicali avevano individuato un problema nella politica italiana: il partito comunista, che era fuori gioco per i legami con Mosca. Per una democrazia compiuta bisognava “portare di qui” il Pci.

E’ stata una lunghissima marcia, finito “Il mondo”, il testimone è passato poi all’Espresso e quindi a Repubblica. Con un filo rosso che lega insieme tutte e tre le esperienze: Eugenio Scalfari.

Con il tempo si è anche radicata l’idea che solo il Pci (riformato) avesse le carte in regola per rappresentare la sinistra e le istanze popolari. I socialisti erano visti come una banda di arruffoni (in molti casi proprio ladri di galline). Tutte le speranze, insomma, erano riposte nel Pci.

E quando finalmente l’ex partito di Togliatti taglia i legami con Mosca, sceglie la Nato e rinuncia persino al proprio nome, ecco apparire Craxi, un leader socialista duro, determinato, che invece detesta i comunisti. Lui rifarà l’Italia, non loro.

Orrore. I cannoni di Repubblica cominciano a sparare bordate quasi in automatico e senza un attimo di tregua: Craxi rischia di gettare all’aria vent’anni o più di paziente tessitura politica e di corteggiamento verso il Pci.

Visto che le cannonate non bastano, si arriva persino a appoggiare apertamente De Mita. E’ probabile che nessuno a Repubblica abbia mai capito una parola dell’uomo di Avellino. Ma anche lui sparava su Craxi, giurava che lo avrebbe seppellito. E allora, via con De Mita, benché democristiano.

Poi Craxi e De Mita se ne vanno, ci sono varie vicende complicate, ma alla fine appare sulla scena il ragazzo di Rignano: e il suo obiettivo è di rottamare tutta la vecchia politica, cioè il mondo di Repubblica, quel mondo che il giornale influenzava e guidava. Quindi ostilità totale. Poi Renzi sembra avere successo: e allora ecco qualche apertura. Adesso è in un momento meno brillante, allora di nuovo ecco i cannoni che prendono posizione.

E’ tutto molto semplice.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 10 luglio 2016)