Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Dateci un Marchionne della finanza

Serve una scossa nel mondo degli affari, un rivoluzionario. Dov'è?

di Giuseppe Turani |

I casi della vita. Anche da parte di coloro che ne hanno sempre detto peste e corna, adesso, dopo le ultime vendite di aziende italiane all’estero, si comincia a dire, a gran voce, che “Servirebbe un Marchionne nella finanza”. Qualcuno, insomma, in grado di cambiare le regole del settore e di rimetterlo un po’ in sesto.

E’ possibile tranquillizzare tutti: questo signore non c’è e non ci sarà. La ragione è molto semplice: quello italiano è un capitalismo povero, un po’ straccione, che non ha mai avuto soldi. E’ sempre campato appeso alle banche (e quindi alla politica).

Tranne non molti casi, è stato quasi sempre un capitalismo protetto dalla concorrenza. Cosa, quest’ultima, che ha contribuito a farlo crescere poco e poco efficiente. Quando poi i mercati sono stati aperti, e quando è arrivata la globalizzazione, cioè la concorrenza planetaria, molti hanno capito che non ce l’avrebbero mai fatta: e quindi hanno venduto all’estero le aziende prima che perdessero di valore. La tendenza, come si vede dai giornali, continua ancora oggi.

Se ne sta andando (o è già andato) quasi tutto il settore alimentare e anche la moda sta seguendo ola stessa sorte. Nella moda, poi, quando i fondatori (sono quasi tutte aziende di prima generazione) si ritireranno, sarà inevitabile vedere arrivare degli stranieri.

Viviamo ormai in un mondo globalizzato e quindi non è il caso di scandalizzarsi troppo. Però è anche vero che molta parte del nostro sistema produttivo se ne sta andando: sarà sotto il controllo di altri e risponderà alle logiche di altri, che magari non saranno sempre favorevoli a noi.

Ecco, allora, dove nasce la richiesta di un “Marchionne finanziario”, di qualcuno cioè  in grado di “trattenere” qui qualche buon pezzo di sistema produttivo.

La risposta, purtroppo, è già stata fornita: questo signore miracoloso non c’è. Una volta abbiamo avuto Mattioli e Cuccia, banchieri molto diversi fra di loro, ma comunque attenti alla crescita di un sistema industriale. Ma quella stagione è finita.

Oggi i banchieri su piazza stanno cercando soprattutto di salvare se stessi, e non ci riescono sempre. Anzi, dal punto di vista tecnico sono i gestori di un sistema già fallito: non viene dichiarato tale perché tre minuti dopo bisognerebbe dichiarare fallita l’Italia.

Semmai i nostri banchieri avrebbero bisogno loro di un Marchionne. Ma non c’è. E anche se ci fosse, non ci sono i soldi: solo montagne di debiti un po’ così.

E, come insegnava Cuccia,  se i debiti sono certi, i crediti lo sono molto meno. E infatti le nostre banche sono piene di crediti fatti e sono molto incerti. Anzi, già persi per circa 200 miliardi: soldi che non torneranno mai.

In queste condizioni(e senza grandi gruppi finanziari in Borsa), se una famiglia decide di vendere il settore zucchero, o i salami, noi si resta qui a guardare e a preparare il solito articolino di rammarico.

Allora l’Italia è un paese spacciato? No. Almeno due storie positive ci sono: Giovanni Tamburi e il Quarto Capitalismo. Tamburi, brillante banchiere privato, ha fatto un esperimento molto interessante: ha raccolto capitali presso alcune decine (70-80) delle famiglie italiane più ricche e con questi soldi cerca di valorizzare il made in Italy e le aziende più innovative. Da solo non può certo salvare l’Italia, ma il suo è un esempio: sta usando capitali di solito inoperosi per fare cose utili.

Il secondo esempio è il Quarto Capitalismo. Si tratta di poco meno di cinque mila aziende medio-grandi, molto agili e molto efficienti, che vanno abbastanza bene, nonostante la cattiva congiuntura. In qualche caso sono addirittura leader mondiali nel loro specifico settore (Brembo, Interpump, Ime, ecc.). Oggi l’Italia sta in piedi, oltre che grazie alla Fiat, anche al lavoro di queste decine e decine di protagonisti del “fare” che non vanno mai in prima pagina, ma che tutte le mattine producono un po’ di Pil e che a fine mese pagano migliaia di stipendi.