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Banche/Ue troppo rigida

No aiuti  di Stato, ma ok se sono mascherati.

di Giuseppe Turani |

Si comincia a capire che il sì alla Brexit è un problema soprattutto per l’Inghilterra. Sul Vecchio Continente non è caduto un meteorite (come bene ha scritto Alessandro Fugnoli): se n’è semplicemente andata l’Inghilterra (e qui ci sarà qualche decimale di crescita in meno). Ma anche l’uscita della Gran Bretagna non è un evento così chiaro. La confusione a Londra è tale che forse per almeno un anno bisognerà vivere in un regime di “separati in casa”, per il quale non esistono statuti o regolamenti. E dopo, comunque, serviranno anni di trattative per dipanare la matassa dei rapporti Ue-Gb.

Nel frattempo la Ue e l’Italia sono alla prese con i problemi di sempre: burocrazia e ideologia. Lo si è visto nell’ultima vicenda del salvataggio delle banche italiane.

Il problema è notissimo: ci sono crediti inesigibili per circa 200 miliardi. La Ue ha concesso all’Italia di usare fino a 150 miliardi di denaro pubblico per evitare drammi. Bene, saggezza avrebbe voluto che gli istituti in difficoltà avviassero buoni aumenti di capitale in modo da mettersi al riparo da qualunque pericolo. Nel caso in cui gli azionisti si fossero ritirati un po’ sdegnati (evento non improbabile dati i tempi), ecco lo Stato italiano farsi avanti con i suoi 150 miliardi, pronto a sottoscrivere la parte di capitale inoptata.

Ma no. Uno dei presidi ideologici più ferrei della Ue è che non si devono mai consentire aiuti di Stato. E allora ecco la soluzione labirintica (e ipocrita). Se un istituto si troverà in difficoltà, potrà emettere  obbligazioni, che nessuno comprerà, ma che saranno acquistate dallo Stato italiano (il quale poi le rivenderà, forse, a crisi finita). Insomma, l’aiuto di Stato c’è, eccome, 150 miliardi mica bruscolini, ma a Bruxelles possono dire che non c’è perché invece di azioni (soluzione definitiva) lo Stato sottoscrive, eventualmente, solo obbligazioni.

Il mercato, dopo  i primi entusiasmi, si è mostrato poco soddisfatto per questa soluzione, che considera, giustamente, non definitiva e stabile. E le banche, sul listino, hanno ripreso a ballare la danza al ribasso che va avanti da mesi.

In questo caso, una dose in più di pragmatismo e un po’ meno di ideologia liberista estrema avrebbero reso un buon servizio al sistema del credito e alla Borsa.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 6 luglio 2016)