Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Bce/Tassi fermi

La politica monetaria è già abbastanza espansiva. Non servono altre limature.

di Intesasanpaolo |

Area Euro

  • Germania. Gli ordini all’industria sono rimasti fermi a maggio dopo il calo di -1,9% m/m registrato in aprile, smentendo le attese di rimbalzo. A fronte di una parziale ripresa degli ordini esteri (+1,4% m/m), si è riscontrato infatti un calo di quelli domestici (-1,9%), in particolare nel comparto dei beni intermedi. Secondo mese di forte crescita per gli ordinativi dal resto dell’eurozona (+4,0% m/m dopo +2,5% m/m in aprile), che riguarda soprattutto i beni capitali ma anche i beni intermedi.
  • Spagna. La produzione industriale a maggio potrebbe aumentare  di 0,4% m/m dopo aver stagnato ad aprile, stando alle indagini di clima di Banca di Spagna che mostrano una certa stabilità del morale e un aumento della produzione nel mese. La variazione annua destagionalizzata rallenterebbe a 2,4% da 2,7%. Se confermato, il dato lascerebbe la produzione in rotta per un aumento di 1,0% t/t nel trimestre in corso da 0,2% t/t.

Stati Uniti

  • La bilancia commerciale dovrebbe registrare un deficit di -40 mld di dollari a maggio, da -37,4 mld ad aprile. La stima preliminare della bilancia dei beni ha mostrato un ampliamento del deficit a -60,6 mld di dollari da -57,5 mld di aprile, con un modesto calo dell’export (-0,5% m/m) concentrato su beni capitali e auto, a fronte di un più ampio incremento delle importazioni (+1,4% m/m). Il saldo dei servizi dovrebbe essere in modesto miglioramento. I dati di aprile e maggio, con deficit in chiusura rispetto ai primi mesi dell’anno, puntano a un modesto contributo positivo delle esportazioni nette alla crescita del PIL del 2° trimestre.
  • L’ISM non manifatturiero a giugno è previsto in modesto aumento a 53,2, da 52,9 di maggio, con indicazioni di moderato miglioramento degli indici di attività e ordini. Sarà importante vedere la componente occupazione, che a maggio era scesa a 49,7, in concomitanza con un risultato deludente dell’employment report. Ci aspettiamo un contenuto incremento dell’occupazione poco sopra 50, in linea con la previsione di variazione moderata per gli occupati non agricoli (in uscita venerdì 8 luglio).
  • La Fed pubblica i verbali della riunione del FOMC di giugno. L’esito del referendum inglese rende molto meno rilevante l’informazione dalla Fed datata pre-23 giugno. I verbali dovrebbero confermare che il Comitato intendeva raccogliere nuovi dati sul mercato del lavoro, a livello domestico, e sul referendum inglese a livello internazionale: il documento dovrebbe segnalare ampia incertezza sul sentiero di breve termine dei tassi, in un contesto di totale dipendenza dai dati. E’ probabile che le maggiori novità dei verbali riguardino il dibattito sul sentiero dei tassi nel medio-lungo termine, alla luce della nuova revisione verso il basso del punto di arrivo dei tassi e addirittura dell’astensione di Bullard sul livello del tasso neutrale. Il messaggio dovrebbe essere generalmente dovish, anche se dovrebbe restare coerente con futuri graduali rialzi dei tassi, associati alla prevista continua riduzione delle risorse inutilizzate.

Ieri sui mercati

Eurozona - Il PMI dei servizi è calato da 53,3 a 52,8 in giugno, meno di quanto suggerito dalla stima preliminare (52,4). In Italia, l’indice di attività è rimbalzato da 49,8 a 51,9, facendo decisamente meglio delle attese; in Spagna, è salito da 55,4 a 56,0. Rivisto al rialzo l’indice per la Germania. L’indice PMI composito di produzione dell’Eurozona è stabile a 53,1.

La Commissione Europea sta ancora valutando se avviare la procedura per l’applicazione di sanzioni pecuniarie a Spagna e Portogallo per il mancato rispetto del patto di stabilità.

BCE - Sabine Lautenschlager (Comitato esecutivo) ha dichiarato che “non vede ragioni per un ulteriore limatura del tasso sui depositi. La politica monetaria è già straordinariamente espansiva”.

Stati Uniti - Dudley (NY Fed) ha sottolineato i rischi derivanti dall’esito del referendum inglese e seguito la linea di Fischer riguardo alla valutazione degli effetti di Brexit: “è ancora troppo presto per capire che tipo di conseguenze avrà”.