Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Due ragazze sventate

Per ora a Roma e Torino solo errori gravi. Abusi di potere.

di Giuseppe Turani |

L’immagine riprodotta qui a fianco riassume perfettamente la posizione dei pentastellati nei confronti delle giunte comunali che hanno conquistato: non ne capiscono nulla e fanno errori (gravi) su errori.

Ne possiamo citare due, uno per giunta.

A Roma, la signora Raggi, che ancora non è riuscita a fare una giunta e che, vergognosamente, prende ordini da Grillo e Casaleggio (mai eletti da nessuno) ha riempito i social network con una lettera da lei inviata ai vertici di Acea in cui chiede di conoscere i curricula dei dirigenti più importanti.

Bene. Non so che cosa risponderanno i vertici di Acea, ma quella lettera non ha alcun senso. Anzi, la Consob dovrebbe aprire un’inchiesta, e anche abbastanza severa.

Perché? Semplice: l’Acea, società energetica romana, è quotata in Borsa e il comune di Roma ne possiede il 51 per cento. La signora Raggi non ha alcun potere su di essa, se non quello di convocare un’assemblea degli azionisti e di cambiare, eventualmente, gli amministratori. Ma fino a quando questi sono in carica spetta a loro valutare, promuovere, licenziare i dirigenti. Non alla signora Raggi. Non esiste che un’azionista, sia pure di maggioranza, prenda decisioni sulla gestione, che è di esclusiva competenza, e responsabilità (codice civile, avvocato Raggi) degli amministratori in carica.

Ma allora perché lo ha fatto? Per stupidità e propaganda: arriviamo noi e a quelli li gli facciamo vedere i sorci verdi. In realtà, ha solo compiuto un abuso e spiace che nessuna autorità glielo abbia fatto notare.

La sua collega torinese, che è molto più ambiziosa e che aspira a un ruolo nazionale (al posto di Di Maio?), non è stata da meno. Appena in carica, ha chiesto le dimissioni del presidente della Fondazione San Paolo. Un ente privato, in cui il comune di Torino ha diritto solo a 4 consiglieri su 17. Un po’ come se avesse chiesto di parcheggiare la sua auto nel mio box, solo perché siamo vicini di casa.

Perché lo ha fatto? Perché la Fondazione è la gallina dalle uova d’oro di Torino. Ogni anno distribuisce miliardi in beneficienza e a enti culturali. Mettere le mani sulla Fondazione significa assicurarsi fondi per le sciocchezze pentastellate.

Insomma, per ora, solo e soltanto operazioni di potere, improprie peraltro.