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Cairo si agita, ma Rcs resta lontana

I suoi concorrenti pagano cash, lui offre il privilegio di diventare suoi soci.

di Giuseppe Turani |

La lunga marcia di Urbano Cairo per conquistare la Rcs, e quindi il Corriere della Sera, sta diventando infinita, cioè inutile. E questo per due ragioni molto chiare e molto nette.

1- La Rcs si trova in quell’area dove le azioni ancora si pesano e non si contano. La Rcs non è  una salumeria. Anche se un po’ appannato il Corriere rimane pur sempre il giornale più autorevole del panorama italiano. Dopo la disavventura di Rizzoli-Tassan Din-P2- Ortolani, alla fine per mettere in salvo il giornale della borghesia italiana si è mossa l’ala nobile del capitalismo. Garanti, prima Gianni Agnelli e poi quel galantuomo di Giovanni Bazoli. In un club del genere non basta presentarsi alla porta con i soldi in mano. Servono titoli, benemerenze, quarti di nobiltà.

E Urbano Cairo, svelto come una volpe e anche bravo imprenditore, non ha nessuna di quelle cose. Anzi, come editore va diviso in due. Da una parte fa riviste di gossip e intrattenimento ambientale sulle quali non c’è nulla da dire. Roba fatta bene, professionale, di buon successo. Dall’altra parte fa la la7, e qui succede il patatrac. Questa tv è infatti probabilmente l’unica oggi in tutta Europa saldamente schierata a fianco di un movimento sgangherato-populista, diretto da un ex-comico e da una S.r.l. La palla al piede “politica” di Cairo è esattamente questa: uno guarda la7 e pensa: “Speriamo che non metta mai le mani sul Corriere”. Non si capisce come faccia Cairo, che è intelligente, a non capire questa cosa.

2- La seconda questione è ancora più di sostanza. Cairo ha appena alzato la sua offerta e dice che oggi equivale a quella della cordata concorrente (fatta sempre da quel che resta dell’ala nobile). Può essere. Anzi, è così. Con una differenza fondamentale, però.

L’azionista Rcs che accetti l’offerta di Bonomi & C., cede le azioni, prende i suoi soldi e se ne va a cercare altro (oggi l’editoria non è il più grande affare del mondo). E ringrazia quelli che l’hanno pagato.

Con Cairo, accade l’inverso. L’azionista Rcs non solo non prende un centesimo, ma si ritrova socio, oltre che di Rcs, anche della Cairo Comunication (dentro la quale dovrebbe finire appunto la Rcs). Passa cioè dall’avere come soci quelli dell’ala nobile a Urbano Cairo. E’ un affare? Chiunque direbbe di no. E infatti sembra che per ora non ci siano adesioni all’ops di Cairo. Lettera morta. Insomma, oggi la gente vuole andarsene dall’editoria, non entrarci ancora di più.