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Ma quanto è viva l'Europa

L'Inghilterra rischia di disintegrarsi, non la Ue.

di Giuseppe Turani |

Non è vero, naturalmente, che l’Europa è morta la notte di San Giovanni (o di San Giacomo o di San Giuseppe). Non è morto niente. Tutto quello che è successo è che in un paese Ue, che nemmeno aveva accettato l’euro, la Gran Bretagna, un disgraziato referendum ha dato una risicatissima maggioranza all’uscita dalle Ue medesima. Uno su 28, per il resto la Ue è sempre lì, con tutti i suoi problemi.

Maggioranza che, peraltro, dopo le recenti manifestazioni di protesta contro la Brexit, quasi certamente non esiste più.

Maggioranza che, se non si trova il modo di tornare indietro, porterà inevitabilmente alla disintegrazione della Gran Bretagna piuttosto che a quella della Ue.

Al punto che sembra che uno dei più idioti promotori del referendum, il razzista Nigel Farage, sia chiuso nel cesso di cassa sua, dove si sta chiedendo: ”Cosa posso fare per tornare indietro?”. E’ ormi certo, infine, che a votare per la Brexit sia stata la vecchia Gran Bretagna, quella di bassa scolarità e di tanta birra bevuta al pub. I giovani e le classi colte hanno votato massicciamente per rimanere in Europa. Scozia, Irlanda e la città di Londra minacciano la secessione, se non verrà trovata una soluzione.

Solo in Italia, giornaletti fiancheggiatori dei 5 stelle, scrivono che in Europa c’è voglia di Eurix, cioè di uscita, cosa a cui non pensa più nemmeno il comico genovese (uno statista al pari di Farage, cioè robaccia), ma solo i suoi entusiasti supporter giornalistici.

Riassumendo: un solo paese ha votato per l’uscita dalla Ue e quello stesso paese oggi è pentito e sta cercando di evitare che accada ciò per cui ha votato. La strada c’è. Il referendum era solo consultivo e deve essere ratificato dal parlamento, solo dopo si potrà annunciare ufficialmente a Bruxelles l’uscita della Gran Bretagna. Ma il parlamento inglese, di fronte alle proteste e di fronte alla possibile disintegrazione del paese, potrebbe benissimo fare marcia indietro.

Solo che la Ue, che non è affatto morta, sta perdendo la pazienza e sta accelerando le cose. Ha già cacciato via un commissario inglese e nei prossimi giorni verranno dichiarati decaduti i parlamentari inglesi nel parlamento europeo (fra cui lo stesso Farage, che così resterà senza stipendio europeo). Poi toccherà ai 1500 funzionari inglese che lavorano alla Ue di Bruxelles. I pentastellati, che avevano fatto gruppo insieme ai razzisti di Farage, non hanno più un gruppo al parlamento europeo: sono cani sciolti (e del tutto inutili).

L’Europa, comunque, non è morta, se la migliore gioventù inglese va in piazza e chiede a gran voce di restare in Europa. Solo dei distratti possono credere che sia morto qualcosa, a parte la Gran Bretagna, seriamente a rischio.

Ma, si dirà, la Ue è comunque un casino, e è sotto l’imperio dello strapotere della Germania.

Esatto, ma cerchiamo di capire e di non farei grillini inconsapevoli. I problemi della Ue sono quelli classici post-crisi economica: povertà diffusa, molti disoccupati, settori produttivi in serie difficoltà. Dopo la crisi del 2008 non poteva essere diversamente, e infatti così è stato.

Da tutto ciò si esce non urlando sciocchezze, ma lavorando seriamente per la ripresa economica.

Negli Stati Uniti, però, hanno stampato una quantità enorme di dollari e la disoccupazione non c’è più. Qui, grazie alla Germania (che limita la stampa di euro) siamo ancora in crisi. La signora Merkel è la colpevole di tutto.

Sbagliato. L’Europa avrà meno della metà della flessibilità del sistema americano. Qui abbiamo molti cortei sindacali, ma quasi zero flessibilità. Certo, i soldi messi in giro dalla Fed hanno fatto un buon lavoro (anche se la stessa Fed non sa più come fare per riprenderseli), ma sono piovuti su un sistema reattivo, non su un sistema imbalsamato come quello medio europeo.

Ma, si dirà ancora, la Germania ha comunque troppo potere, è lei che soffoca la ripresa. La tesi è interessante: ma è il caso di sottolineare che chi dice questa sciocchezza non è ancora riuscito a fare le riforme che la Germania ha fatto più di dieci anni fa. L’Itala ha appena cominciato, e con fatica. La Francia sta esplodendo, pur di non farle.

Il dossier “colpe della Germania” può certamente essere aperto, ma temo che l’analogo dossier relativo a Francia, Spagna e Italia sia ben più corposo.

Senza dire che, dietro tutte queste lagne anti-Germania, c’è poi un calcolo molto concreto: scaricare sui tedeschi, in un modo o nell’altro, i debiti dei paesi più malmessi e anche un po’ dei disavanzi annuali. Non dimentichiamo che ancora oggi la famosa “flessibilità” chiesta dall’Italia, e in parte ottenuta, significa semplicemente richiesta di fare altri debiti. Il gioco sporco, al quale si oppone la Germania, è appunto questo: far pagare al metalmeccanico di Düsseldorf la cattiva gestione di Francia, Italia, Spagna, Grecia, ecc.

Ma, a parte questi ovvi conflitti, tipici di ogni comunità di Stati, va ricordato he oggi l’area euro cresce più dell’America e che se tutti i giovani inglesi vogliono l’Europa, qualche ragione ci sarà pure.