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La prudenza di Janet

La Fed sa che deve, prima o poi, alzare i tassi, ma è diventata molto più cauta.

di Cassa Lombarda |

MEETING BANCA CENTRALE USA (FED):

Nella riunione della FED (Fomc) di ieri ha prevalso la cautela. La politica monetaria è rimasta invariata (tassi nel range 0.25-0.50% con una decisione unanime a differenza di marzo, quando ci fu un solo dissenziente) ma le proiezioni dei tassi dei membri del Comitato sono state riviste leggermente al ribasso con l'indicazione che le forze che tengono i tassi bassi perdureranno a lungo. 

Tutto ciò consegue alle preoccupazioni per il contesto internazionale, soprattutto per il rischio della Brexit, ma anche per le incertezze dovute ad alcuni recenti rallentamenti dei dati interni misti su nuove assunzioni, investimenti delle imprese e attese di inflazione. Questo, nonostante i consumi e il settore immobiliare si siano rafforzati e anche le esportazioni siano migliorate. Nell’insieme, sebbene si osservi un’accelerazione della crescita, la Fed ha preferito aspettare per agire e attende nuovi dati sui quali però resta confidente, nonostante abbia abbassato la sua stima di crescita economica. È stato infatti ribadito che il percorso di normalizzazione dei tassi seguirà l’evoluzione dei dati nel perseguimento del doppio obiettivo della piena occupazione e del 2% di inflazione. 

Proiezioni medie dei 17 contributi dei componenti del Fomc sui tassi:

  • 2016 invariate a 0.9%, cioè ancora 2 rialzi, ma ora ben 6 membri prevedono che ce ne possa essere uno solo
  • 2017 abbassate da 1.9% a 1.6%
  • 2018 abbassate da 3.0% a 2.4%
  • Lungo periodo abbassate da 3.3% a 3.0%

Proiezioni medie dei 17 contributi dei componenti del Fomc sulla crescita del Pil:

  • 2016 abbassate da 2.2% a 2.0%
  • 2017 abbassate da 2.1% a 2.0%
  • 2018 invariate a 2.0%
  • Lungo periodo invariate a 2.0%

Proiezioni medie dei 17 contributi dei componenti del Fomc sull’inflazione (Pce headline):

  • 2016 alzate da 1.2% a 1.4%
  • 2017 invariate a 1.9%
  • 2018 invariate a 2.0%
  • Lungo periodo invariate a 2.0%

Proiezioni medie dei 17 contributi dei componenti del Fomc sulla disoccupazione:

  • 2016 invariate a 4.7%
  • 2017 invariate a 4.6%
  • 2018 alzate da 4.5% a 4.6%
  • Lungo periodo invariate a 4.8%

Il mercato ha reagito principalmente sull’obbligazionario abbassando ulteriormente la probabilità implicita nei futures per un solo rialzo entro dicembre, che ora è al 40% (contro i due impliciti nelle proiezioni del Fomc) e col treasury 2 anni che ha ridotto il rendimento di 6 bp. Tutto ciò potrebbe generare una consistente volatilità in occasione del rilascio dei prossimi dati macro rilevanti.
L’indebolimento del Usd è stato molto contenuto (-0.40%) sia perché la decisione era attesa sia perché l’incertezza inerente il prossimo referendum inglese dà sostegno alla valuta. 

MEETING BANCA CENTRALE GIAPPONE (BOJ): 

Nel meeting di stanotte la BoJ ha mantenuto, come atteso dal consensus, la politica monetaria invariata (QQE da 80.000 miliardi di yen e tassi a -0.10%) nonostante la debolezza dell'economia nipponica e la riduzione del suo outlook sull’inflazione, le cui proiezioni saranno aggiornate nel meeting di luglio. 

La BoJ ha preferito attendere per continuare a valutare gli impatti delle mosse già implementate e anche per non influire sulle elezioni del 10 luglio alla Camera Alta. La scelta è dipesa anche dalla consapevolezza che il QQE ha impatti marginali sempre inferiori e i tassi negativi, penalizzando le banche, incidono negativamente sui prezzi in borsa e richiederebbero quindi altre misure compensative. 

Anche se prevista, la decisione ha deluso i mercati e tolto un freno all'apprezzamento dello yen (quasi +2% in giornata), altresì stimolato dall'incertezza inerente il prossimo referendum inglese.  L’apprezzamento dello yen può ulteriormente danneggiare il recupero economico e induce correzioni delle borse.