Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Tax freedom day

Il 3 giugno avremo finito di lavorare per lo Stato, l'anno scorso erano stati quattro giorni di più.

di Giuseppe Turani |



Renzi è un temerario. Ma si spera che non gli venga in mente di celebrare davvero il “Tax Freedom Day”, il giorno cioè in cui abbiamo finito di lavorare per lo Stato e cominciamo a produrre per noi, per il nostro granaio. Un tweet potrebbe bastare, giusto per ricordare la scadenza. Di allegro non c’è niente.

La buona notizia è il Tax Freedom Day quest’anno arriva il 3 giugno e non il 7 giugno, come lo scorso anno. Questo significa che abbiamo lavorato, in media, 154 giorni per le casse dello Stato, poco più di cinque mesi. Quattro giorni in meno rispetto al 2015.

Questo Tax Freedom Day viene calcolato anche all’estero. I sistemi fiscali e contabili sono diversi e quindi non bisogna fare confronti troppo stretti.

Ma, giusto per avere un’idea, si può notare che in Svizzera lavorano solo 57 giorni per lo Stato, negli Stati Uniti 114 giorni (contro i nostri 154). Esiste però il risvolto della medaglia: in Israele sono 197 giorni, in Francia e in Norvegia addirittura 210.

Insomma, di questi tempi è difficile trovare uno Stato che non chieda ai suoi cittadini di lavorare 5 o 6 o7 mesi per le sue casse.

E, se volete, questo dice già tutto quello che c’è da dire sulla non-ripresa e sull’usurato rapporto Stato-cittadini.

Quando il tuo Stato ti chiede di lavorare, grosso modo, metà della tua vita per le “sue” esigenze, è evidente che si è andati al di là di qualcosa di ragionevole. Inoltre, è altrettanto evidente che, se metà del mio lavoro se ne va per far funzionare gli uffici pubblici, mi resta poco per consumare o per intraprendere nuove attività. Mi resta poco, insomma, per far girare l’economia. E’ come se nella mia vita, oltre alla mia, avessi una seconda famiglia. E anche molto costosa.

Esiste un rimedio? Se parlate con i politici, vi diranno di no. Sì, qualche risparmio si può fare, ma poca roba: tutto costa, gli impiegati vanno pagati, la gente va curata, un po’ di esercito bisogna pur averlo, per non parlare di polizia e carabinieri.

Ma non è vero. Quello che si fa con quattro milioni di impiegati può essere fatto anche con tre. Basta chiedere a qualunque società di consulenza e organizzarsi meglio.

Allora bisogna licenziare un milione di dipendenti pubblici? Nemmeno per idea. Bisogna predisporre un piano decennale per ridurre della metà questo Stato: a marzo abbiamo già finito di pagarlo, e poi lavoriamo per noi. Ci sembrerà di stare in paradiso.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 29 maggio 2016)