Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Cairo alla riscossa

L'editore della 7 rilancia. Ho un piano per riorganizzare la Rcs e far felici  gli azionisti.

di Giuseppe Turani |

Milano. Ora sta diventando chiara la strategia di Cairo sulla Rcs. Io sono meglio, dice, perché io ho un progetto. Gli altri si limitano a comprare le azioni Rcs e a sistemarle in una scatola finanziaria. Io invece renderò noto un piano di riorganizzazione della società. E poiché pago gli azionisti non in contanti, ma con azioni del mio gruppo (dentro il quale metterò Rcs), offro a loro di partecipare e di profittare di questo lavoro di riorganizzazione.

Ragionamento molto abile, che però poggia su un solo asse: la fiducia che gli azionisti dovrebbero avere nello stesso Cairo. Possono scegliere: o i buoni contanti di Bonomi e soci o le promesse di Cairo.

Inutile ora fare previsioni. Rimane il fatto che, a occhio, l’offerta Bonomi è più allettante e più immediata. Visto che l’editoria è un po’ in crisi ovunque, si incassano soldi e si va alla ricerca di meglio. Con l’offerta Cairo, invece, si resta inchiodati a una riorganizzazione Rcs che magari può durare anni e il cui risultato non è garantito da nessuno.

Interessante, poi, la posizione di Diego Della Valle, semplicissima: chiunque vinca, io non vendo. E in questo caso il suo ragionamento è trasparente: io voglio Rcs, ma aspetto paziente il mio turno. Prima o poi arriverà.

Sull’intera contesa Rcs, che nessuno si aspettava e che è abbastanza curiosa, fuori tempo, è ormai chiaro che ha pesato, e molto, la politica. Senza l’appoggio di banca Intesasanpaolo, cioè di Bazoli, il patron della 7 non si sarebbe certo messo in un’impresa così grande (rispetto alle sue dimensioni e alle sue disponibilità finanziarie). Ma perché Bazoli si è spinto in questo azzardo e perché  ha puntato su Cairo, certamente non un nome “forte” nel mondo degli affari italiano?

La spiegazione è semplice. Bazoli si considera il capofila o uno dei capofila del NO al referendum e di tutta quell’area di sinistra raccolta dietro a tale posizione. E, da uomo intelligente, si è reso conto che il NO è un po’ disarmato. Può contare solo sulla 7 (3 per cento di audience, cioè quasi niente) e sul Fatto (poco più di 30 mila copie).

Per poter condurre una buona battaglia serve un’arma più seria: il Corriere, appunto. Una scalata, quindi. Ma chi? In giro ormai non c’è quasi più nessuno, soprattutto disposto a rischiare di perdere una montagna di soldi intorno a Rcs (come è accaduto a tutti, fino a oggi).

Era inevitabile, quindi, andare su Cairo, che è ambizioso (giustamente) e che quindi è disposto a correre dei rischi. Da qui l’intesa e il via all’operazione.

Operazione che si scontra nel giro di pochi giorni con la contro-OPA di Bonomi e dei soci eccellenti. Perché questi scendono in guerra? Per le ragioni opposte.

Il mondo degli affari sta con la riforma, cioè con il SI, e è anche probabile che qualcuno abbia fatto notare che la Rcs non può finire nelle mani di uno come Cairo (che non ha quarti di nobiltà imprenditoriale). Infine, i soci “antichi” hanno già speso tanto per stare in sella al Corriere e probabilmente non hanno apprezzato l’idea di essere disarcionati. Quindi si sono rivolti, come sempre, a Mediobanca, che a sua volta  ha chiamato Bonomi, il finanziere più abile oggi sulla piazza. E la controffensiva è partita.

Come finirà? E’ difficile immaginare Cairo vincitore. Gli altri pagano bene. Cash, senza tante storie. Lui promette il paradiso prossimo venturo.