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Il piano era liquidare Renzi

Cairo e Bazoli volevano il Corriere per fare al guerra al premier.

di Giuseppe Turani |

L’operazione per conquistare la Rcs e il Corriere da parte di Urbano Cairo nasce dall’incrocio di due volontà di origini diverse, ma unite nello scopo. La prima, ovviamente, è quella dello stesso Cairo, che si trova un po’ in un vicolo cieco. La sua televisione, schiacciata fra Sky, Mediaset e la Rai, non va e non può andare da nessuna parte. E’ condannata a un’eterna audience del 3 per cento, cioè a essere una presenza più che marginale nel panorama italiano.

Identico ragionamento si può fare per le sue riviste e rivistine. Sono gestite come meglio non si potrebbe (Cairo è bravo davvero), ma sono una presenza irrilevante nel panorama  informativo del nostro paese.

Cairo, quindi, è un imprenditore che non da oggi ha il problema di inventarsi qualcosa di nuovo. Ecco quindi raccogliere al volo l’occasione di scalare la Rcs e il Corriere. Ecco, il grande salto. Da editore marginale a editore al centro dei giochi.

A segnalargli l’occasione è una vecchia volpe del mondo finanziario italiano, e cioè Giovanni Bazoli, che è appunto l’altra volontà che si incontra in questa storia. Bazoli è un curioso personaggio. Avvocato di Brescia, viene chiamato dall’amico Nino Andreatta, allora al Tesoro, a salvare il Banco Ambrosiano, finito nella bufera di Roberto Calvi. Bazoli fa benissimo questo lavoro, al punto che sulle ceneri del vecchio Banco Ambrosiano costruisce poi la più grande banca italiana, e cioè l’Intesanpaolo.

In realtà Bazoli non si considera un banchiere: la sua vera, grande passione resta la politica. E non da oggi. La sua presenza, ad esempio, si può trovare nel gruppetto di amici che a suo tempo  convinse Prodi a entrare in politica e a diventare presidente del Consiglio. Gli amici di allora se ne sono andati quasi tutti, ma non per questo Bazoli si è arreso.

E oggi ha due bestie nere che vorrebbe sconfiggere. Una è la riforma costituzionale di Maria Elena Boschi,. Che considera sbagliatissima. La seconda bestia nera, inutile dirlo, è il premier Renzi, che lui vorrebbe vedere sparire.

Da qui l’offerta a Cairo di scalare la Rcs, poi De Bortoli presidente e non si sa chi direttore. Comunque con due obiettivi per il maggior quotidiano italiano: la vittoria del no a ottobre e la successiva cacciata di Renzi.

Quindi Cairo fa la sua offerta. Offerta che dai vecchi proprietari della Rcs viene considerata vile, nel senso di misera, praticamente offensiva. Da qui la decisione di opporsi e l’incontro con Andrea Bonomi. Quest’ultimo, studiate le carte, dice che la società può essere ancora un ottimo affare, basta solo sistemare alcune cose. La grana più grossa è probabilmente quella delle attività editoriali in Spagna, ma sostiene di avere già qualche idea.

Così scatta la controffensiva, con la creazione di una Newco e un’offerta agli azionisti assai più generosa di quella di Cairo. Come si collocano, politicamente, i signori della Newco che sono scesi in guerra per sbarrare il passo  a Bazoli e  a Cairo?

Magari non sono tutti renziani, ma sono convinti che cambiare cavallo adesso e  bocciare il referendum di ottobre sarebbe una follia, un terremoto che potrebbe gettare l’Italia nel caos. Da qui la decisione di fermare Cairo e di proseguire per la propria strada, con Andrea Bonomi in sala macchine che aggiusta qualche ingranaggio arrugginito. Non c’è bisogno di altro. Cairo e Bazoli possono stare fuori.