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Quei matti di inglesi

Nessun vantaggio e molti guai fuori dalla UE. (Il premier inglese Cameron e la moglie)

di Giuseppe Turani |

Per quanto ci si sforzi è difficile capire perché gli inglesi stiano per andare a votare se rimanere in Europa o se uscirne. E’ un po’ come se uno dovesse fare un sondaggio in famiglia per capire se deve buttarsi dal balcone oppure no. Tutti quelli che conoscono l’argomento (dal Fondo monetario in giù) hanno spiegato che l’uscita dall’Europa costerebbe all’Inghilterra qualche anno sicuro di recessione.

Oggi la City di Londra è il luogo degli scambi finanziari di tutta l’Europa, domani, se dovesse realizzarsi l’uscita, questo non sarebbe più possibile e il danno per gli inglesi sarebbe grandissimo.

Ma non si tratta solo di questo. C’è un altro aspetto che di solito si trascura (e su cui dovrebbero riflettere anche tutti quelli che qui in Italia vogliono uscire dall’euro): il tempo.

La procedura standard prevede, per l’uscita, un tempo minimo di due anni. Ma vari esperti hanno calcolato che all’Inghilterra ne servirebbero probabilmente dieci. E questo perché oggi ci sono un quantità enorme di normative europee in vigore anche in Inghilterra: in caso di uscita tutte queste norme andrebbero sostituite con leggi nazionali.

In sostanza il paese si troverebbe a dover affrontare una marcia decennale dentro una situazione legislativa assente o confusa. E tutte le istituzioni inglesi sarebbero sottoposte a un sovraccarico di lavoro per rimediare.

In più ci sarebbe la questione su come regolare i rapporti fra Inghilterra e Unione europea. E la Germania ha già detto, giustamente, che in questo caso non ci sarebbe alcuna trattativa. Londra avrebbe lo stesso trattamento di un qualunque paese extra Unione europea (magari con anche un po’ di risentimento).

In sintesi, un’eventuale decisione a favore dell’uscita provocherebbe qualche anno di economia in regresso e una notevole  confusione legislativa. Con quali vantaggi? Zero.

A quel punto l’Inghilterra si troverebbe a navigare da sola nel grande mare dell’economia globale senza avere le dimensioni per potersi difendere adeguatamente. E quindi sarebbe condannata a un’esistenza difficile e piena di problemi. Con una crescita stabilmente bassa.

Ecco perché questo referendum inglese pro o contro l’Europa è di una insensatezza cosmica, assurda.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 18 maggio 2016)