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L'ultima carica di cavalleria

In ottobre si vota per il referendum costituzionale. Se Renzi perde, va a casa. Se vince, possono andare a casa gli altri, che quindi hanno solo sei mesi per disarcionarlo. Anche aggredendo la Boschi.

di Giuseppe Turani |

L’accanimento contro il governo Renzi e il ministro Maria Elena Boschi sta raggiungendo vette forse mai toccate in Italia. E non siamo ancora al massimo. Come mai? Cosa c’è, oltre alla normale e usuale competizione politica?

C’è una faccenda di date e di sopravvivenza. In ottobre è fissato il referendum confermativo (per il quale non occorre il quorum) relativo al progetto Boschi di riforma costituzionale. Renzi ha detto che, se dovesse essere bocciato, chiuderebbe lì sua carriera politica. E gli si può credere.

Ma già a questo punto si possono capire alcune cose. In ottobre ci sarà in gioco non solo la riforma costituzionale, ma l’intera configurazione della politica italiana. Per molti vorrebbe dire ritornare finalmente in pista, rioccupare lo spazio lasciato libero da Renzi.

Da qui l’accanimento. In sostanza, alla “vecchia” classe politica italiana rimangono sei mesi per liberarsi di Renzi, 180 giorni in tutto. Non uno di più.

Infatti, se dovesse vincere, avrà la strada spianata e potrà fare quasi tutto quello che vorrà, fino alle elezioni (2017 o 2018).

Per la vecchia classe politica, la ditta più fascioleghisti di ogni natura e populisti assortiti, questa è l’ultima battaglia, l’ultima carica di cavalleria. Se si perde, si va a casa. Salvini riporta le ruspe in garage, il comico va al mare, la Meloni fa la mamma, e mister B. si godrà finalmente la sua vecchiaia. Fassina e Bersani fondano un circolo culturale, presieduto da D’Alema, ovviamente.

Ma nessuno di questi, ovviamente, vuole darsi per vinto. La strategia di guerra è duplice. La prima, assai poco signorile, comporta un attacco a fondo al ministro Boschi (mamma del progetto di riforma costituzionale). Se si riuscisse a affondare lei, l’intero disegno di riforma riceverebbe un colpo formidabile. E quindi avanti. Si attacca lei, il fratello, il padre, lo zio, forse anche la nonna. Non importa: bisogna darle addosso. Non c’è materia giudiziaria? E’ vero. Ma si può sempre sperare che le saltino i nervi (è una donna, in fondo) e che se ne vada di sua volontà. Basta martellare tutti i giorni, senza tregua.

Nella politica italiana ne abbiamo viste tante, e molte francamente orribili, ma questa guerra senza quartiere a una ragazza di poco più di trent’anni, che si è rivelata brava e competente, e che fa il ministro con grande dignità e grazia, è probabilmente la pagina peggiore. Accecati dall’idea di poter vincere, si accaniscono. Quando tutto sarà finito, e avranno perso, dovranno ammettere di aver giocato una partita molto sporca, fuori da ogni regola di fair play.

Insomma, si attacca lei perché si pensa che sia il lato debole di Renzi. Ma certo non si trascura il presidente del Consiglio. Ormai le mozioni di sfiducia arrivano a giorni alterni. Si va a rovistare nei suoi scontrini di anni fa. Un esagitato che dirige la regione Puglia (del suo stesso partito) è pronto a far ricorso contro di lui all’Unione europea, se dovesse saltare (per assenza di quorum, come sarà) il referendum trivelle. E, discretamente, si invitano magistrati e quant’altri a investigare con cura lui stesso, parenti, amici, nonni, zii e nipoti.

La ragione è sempre la stessa. Con Renzi in campo buona parte del personale politica italiana ha chiuso. Il ragazzo di Firenze corre troppo veloce. Per continuare a esistere la destra dovrà rinnovarsi. Ma, eventualmente, saranno altri. Non certo i Salvini e le Meloni, per non parlare di quell’accozzaglia rimediata da Casaleggio & C.

Ma questi, come è ovvio, si sentono ancora in gioco e voglio rimanerci. E’ la loro ultima carica di cavalleria. Ne vedremo delle belle.