Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Gli scarponi sui viali di Parigi

Ieri alcuni dicevano: aiutiamoli a casa loro. Adesso dicono: ammazziamoli a casa loro. Sbagliavano prima e sbagliano adesso.

di Giuseppe Turani |

Sta accadendo un fenomeno strano: tutti quelli che fino a ieri erano schierati sulla linea (un po’ idiota) dell’aiutiamoli a casa loro, adesso sono sul un altro fronte: ammazziamoli a casa loro. E c’è una gran voglia di scarponi sul terreno e di soldati che sparano. Ci sono addirittura degli esaltati che gridano: radiamoli al suolo, facciamo terra bruciata, e non se ne parli più.

Per fortuna i governanti sono un po’ più saggi, almeno in questo. Parlano, si riuniscono, scrivono mozioni e documenti, ma gli scarponi restano appesi al chiodo. E questa è una buona cosa. Purtroppo, poi non sanno fare altro.

Perché con la guerra all’Isis bisogna andarci cauti? Perché il problema non è l’Isis nella sue roccaforti. Un discreto esercito occidentale potrebbe spazzare via tutto in una settimana, forse.

Il problema è l’Isis che abbiamo in casa. Tutti gli attentatori e kamikaze scoperti finora sono, ahimè, europei, benché di fede mussulmana. E loro sono il problema. Cosa facciamo? Mettiamo gli scarponi sui viali di Parigi e di Bruxelles e andiamo in guerra contro le ombre?

Evidentemente sarebbe un’esibizione muscolare priva di senso. Come ben è già stato detto (da Giovanni Morandi) qui bisogna mettere in campo tanta polizia più che eserciti. E il ragionamento è  perfetto.

Allora, ripropongo alcune considerazioni già fatte altrove, integrandole un po’.

Due osservazioni.

La prima è che l'Intelligence europea (di tutti i paesi) si è addormentata, è fiacca, forse anche disorganizzata a questo punto. Ma contro il terrorismo gli eserciti non servono. Ci vuole appunto Intelligence: infiltrazioni, spie, corruzioni. Sul fatto che qualcosa non funzioni nell’Intelligence è dimostrato dalla circostanza che sono abbastanza rapidi nello scovare i terroristi “dopo” che hanno colpito non prima. E’ quindi evidente che le informazioni e le segnalazioni esistono, ma vengono trascurate. E troppo poco si fa per coordinare i vari servizi. Salah, l’uomo di Parigi, è stato identificato grazie ai servizi segreti marocchini, che hanno passato la cosa ai servizi italiani, che a loro volta l’hanno girata ai francesi. E da lì è partita la caccia, durata poi quattro mesi perché Salah ha avuto l’intelligenza di nascondersi in Belgio, paese di minima efficienza in queste faccende.

La seconda considerazione è che se vogliamo davvero una vincente lotta al terrorismo dovremmo rassegnarci a qualche limitazione delle nostre libertà: più controlli ovunque, più intercettazioni, più sospetti. Senza fare i signorini dobbiamo ammettere che quello dell’Intelligence molte volte è anche un lavoro sporco: spie, traditori, corruzioni, fondi riservati, procedure un po’ sbrigative. La nostra vita, insomma, deve diventare un po' più scomoda. E dobbiamo mettere al lavoro dei tipi che non sono proprio gentiluomini inglesi, in frac e cilindro. In Belgio fino a poco tempo fa, e forse ancora oggi, non si possono fare le perquisizioni di notte perché è un'invasione troppo invasiva nella vita dei buoni cittadini. Molto bello e elegante. Ma così non si va da nessuna parte.

Dobbiamo mettere in campo polizia e non eserciti. Aggiungo, anche se a molti non piacerà, che questa polizia deve avere anche un mandato decentemente largo. Non troppo, ma un po’ sì.

Questo significa, come qualcuno ha scritto, rinunciare alla nostra civiltà? Rinunciare alle nostre conquiste civili? No. Si tratta solo di avere buon senso e di non mettersi a protestare se a ogni incrocio troviamo una pattuglia di polizia, che magari ci chiede anche i documenti.

Concludo con un pezzetto di storia. Quando nel Nord Italia c’erano i sequestri, il generale Dalla Chiesa mi spiegò: vede, quello che mi colpisce non è che rapiscano un signore, i malviventi esistono da sempre. Quello che mi impressione è che rapiscono uno a Varese e lo portano fino nelle montagne dell’Aspromonte senza essere mai fermati. Allora come si reagisce? Mando sul territorio tutti i carabinieri che ho, anche i dattilografi, in divisa e armati, ben identificabili e visibili, lo Stato deve farsi vedere. E con l’ordine di fare moltissimi controlli accurati.

Una ricetta troppo semplice? Forse, ma i sequestri di persona in tre mesi sono finiti. E non sono mai più ripresi. In sostanza, se non controlli il territorio, può accadere di tutto. Se lo controlli, forse te la cavi.

(Nelle immagini: polizia e esercito presidiano le strade di Bruxelles)