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Il pirata Bolloré

A capo di un impero vastissimo (dalla logistica alla pubblicità), grande amico di Sarkozy, corteggia l'Italia da oltre un decennio. Ora comanda in Mediobanca, Generali e Telecom.

di Giuseppe Turani per QN |

E’ un signore di poco più di sessant’anni, ricchissimo, dalle ambizioni infinite, e bretone. I bretoni vengono giù dai celti (da quelle parti ci sono ogni estate anche oggi festival di musica celtica). E quindi è un uomo tosto, a Saint Malò si venera ancora il pirata locale, con ritratti ovunque: questi sono i bretoni.

Però Vincent Bolloré, che probabilmente è già l’uomo d’affari più potente d’Italia, quando vuole sa essere dolce e garbato come un diplomatico del Settecento. L’Italia, ad esempio, la sta corteggiando da quindici anni, ma sempre con molto tatto e senza litigare mai con nessuno. Anzi, se può, si presenta nelle vesti di mediatore, di paciere.

Un’altra occasione in cui è scivolato addirittura sul sentimentale è stato con il suo amico Sarkozy, che stava per essere lasciato dalla seconda moglie, la bella Cécilia. Bolloré presta alla coppia il suo favoloso yacht Paloma per una crociera al chiaro di luna nel Mediterraneo, che si sperava un po’ galeotta. Cécilia, però, è un tipo tosto quasi come un bretone, ha piantato il marito e è volata in America con il suo nuovo amore. Però Sarkozy è rimasto presidente della Repubblica francese, e a Bolloré era questo che interessava.

Si dice che il presidente lo abbia favorito in mille modi. Oggi una parte rilevante degli affari di Bolloré gira intorno all’Africa: piantagioni, logistica, trasporti, ecc. E la voce corrente è che la diplomazia dell’Eliseo gli abbia dato un mano. In qualche caso anche mandando qualche battaglione di parà per spiegare ai locali che Vincent è proprio una brava persona.

Un’altra scivolata sentimentale, ma anche di affari, si è avuta con il suo amico e maestro Antoine Bernheim, una delle persone più straordinarie mai viste nella finanza. Bernheim un giorno si presenta alla Banque Lazard con uno spesso dossier sotto il braccio: “Queste sono le mie case, sono stufo di perdere tempo, amministratele voi”. Aprono il dossier e scoprono l’impero immobiliare più grande di Francia. Lo pregano di entrare come socio in banca e più tardi ne diventa il capo indiscusso. Per la Banque Lazard è un buon affare: Antoine Bernheim infatti scopre e lancia Bolloré, Bernard Arnault e François Pinault: tre dei più brillanti industriali e finanzieri francesi.

La Banque Lazard, attraverso giri molto complicati, è sempre stata azionista di Generali e il vecchio Bernheim (più di 80 anni ormai), si mette in testa che ne vuole fare il  presidente, diventa la ragione della sua stessa vita. Sconcerto e proteste varie, fino a quando entra in scena Bolloré: spiega a tutti che non si può fare un torto del genere a un anziano gentiluomo. E Bernheim diventa presidente, poi sarà cacciato da Cesare Geronzi che occuperà il suo posto, ma insomma un giro lo ha fatto.

Bolloré, si diceva, corteggia l’Italia da oltre quindici anni. In realtà da allora ha messo gli occhi su poche cose, ma molto interessanti: Mediobanca, Generali e Telecom. E oggi in queste tre aziende non si fa nulla, se lui non è d’accordo. Poiché fra le sue proprietà c’è anche il più grande impero mediatico del mondo (Havas, pubblicità, tv, marketing, informazioni) si dice che sia interessato a Mediaset. Ma è storia antica: lui vuole prendere, trasformare, integrare, comandare. E’ sempre un bretone. Berlusconi vorrebbe fare altrettanto, essendo solo un brianzolo. E quindi ci sono grandi ragionamenti, insieme al comune amico e produttore cinematografico Tarak Ben Ammar, ma non succede niente.

Nel frattempo Vincent Bolloré è diventato l’uomo d’affari più potente d’Italia, ma nessuno se n’è accorto. Felpato e silenzioso come la notte.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 21 marzo 2016)