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Keynes va e viene

Draghi ha esagerato il 10 marzo? Provate a fare finta che sia andato in vacanza. Oggi l'intera area euro sarebbe nei guai. Molti in recessione.

di Giuseppe Turani per QN |

di Giuseppe Turani

Qualcuno ha scritto che tutti i criminologi da social network, magari pacifici geometri sul divano del proprio salotto, il giorno della riunione della Bce di Draghi si sono trasformati di colpo in esperti di alta finanza. E’ una caratteristica, forse anche simpatica, molto italiana:  tutti sono commissari unici della nazionale di calcio.

Fra i vari critici, i più sottili (probabilmente perché dotati di letture più adeguate), sono quelli che hanno lanciato il sospetto che Draghi sia caduto in una trappola keynesiana: stampa e mette in giro soldi pensando di rilanciare l’economia, ma sta solo perdendo del tempo. La storia del Giappone, che fa questo da anni con risultati uguali a zero, sta lì a dimostrarlo.

E’ una critica corrosiva e non banale, che però poco si concilia con le invettive (quotidiane) contro l’austerità imposta dalla Germania. Bisogna stampare più soldi e fare come gli Stati Uniti, si gridava. Bene, Draghi, aggirando i no della Germania, questo ha fatto: ha messo del carburante nel motore della Vecchia Europa.

Servirà a niente? Può essere, anche se dai primi dati sembra che qualcosa si stia muovendo.

Ma Draghi è un po’ più sveglio di quanto non pensino i nostri economisti da salotto. E infatti continua a spiegare che lui non può fare i miracoli. Può solo comprare del tempo: a questo servono i miliardi che mette in giro.

Compra tempo per cosa? In attesa che i dirigenti politici dell’Europa si decidano a fare qualcosa. Solo loro, con iniziative coraggiose, possono fare investimenti e rilanciare l’economia. La Banca centrale non può mettere giù cavi in fibra ottica o costruire ponti. Può solo fornire denaro. Spetta ai governi tirarsi su le maniche e fare.

E spetta agli imprenditori andare in banca e farsi dare soldi per avviare nuove attività. Queste cose le dice da almeno un anno. Purtroppo, nessuno lo sta a sentire. Cioè, lo ascoltano, ma poi non fanno niente o molto poco. Quindi non è lui che si sta infilando in una trappola keynesiana. Sono i politici che hanno del tutto dimenticata la lezione di Keynes. Invece di fare investimenti stanno a litigare su come dividersi qualche migliaio di immigrati (quando la Germania in un anno ne ha assorbiti più di un milione). E intanto il tempo passa. Comprarlo costerà sempre di più.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 16 marzo 2016)