Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Fermi intorno al palo

La crescita di quest'anno sarà appena dell'1 per cento, ma anche dopo non sarà molto meglio. Così come siamo non possiamo correre più forte. Bisogna costruire un paese più efficiente e più rapido.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

Tempi complicati. L’Ocse ha appena rivisto al ribasso le previsioni 2016 per l’Italia: crescita 1 per cento. E l’1 per cento sarà la media della nostra crescita da qui al 2019. Nei cinque anni successivi si dovrebbe leggermente scendere: 0,9 per cento di crescita media. Ma, si dirà, la stessa Ocse stima che nel 2017 l’Italia possa avere una crescita dell’1,7 per cento. La risposta è che il 2017 è lontano e la previsione può essere rivista al ribasso.

Stime indipendenti (Oxford Economics) forniscono le cifre che ho appena dato e ci dicono anche che la disoccupazione è destinata a rimanere ancora per anni sopra l’11 per cento. Solo dopo il 2020 dovrebbe scendere sotto il 10 per cento (9,5).

Tutto questo ci segnala alcune cose interessanti. La prima è che l’Italia, così com'è, è inevitabilmente destinata a ruotare intorno all’1 per cento di crescita, quando va tutto bene. Se si vuole avere di più, come è logico, bisogna cambiare delle cose. Bisogna diventare più efficienti: meno burocrazia, meno leggi, meno carta in giro, meno parassiti. Spiace che la riforma costituzionale abbia salvato le Regioni, ormai fonte di sprechi e di ladrerie, come hanno capito tutti.

Il punto da cui dovrebbe partire ogni ragionamento è quello indicato sopra: i modelli econometrici e gli economisti possono anche sbagliare tutto, ma nemmeno uno vede, anche guardando molto lontano, una crescita italiana del 2 per cento. Non appare mai sugli schermi radar degli esperti.

E non appare perché non può apparire. A parte Jobs Act e riforme costituzionali, il paese è quello di sempre. Con tutte le sue brave corporazioni, con le sue spese folli, con dei matti che si oppongono alle trivellazioni e altri matti che sognano di chiudere l’Ilva di Taranto per fare finalmente l’operazione immobiliare del secolo.

Nel 2015 la poca crescita che c’è stata, 0,6 per cento, è stata di fatto trascinata dal comparto auto. Ma la Fca per ottenere i buoni risultati che ha ottenuto ha dovuto trasferirsi all’estero, uscire dalla Confindustria, vincere in tribunale decine di cause contro la Fiom di Maurizio Landini (che poi va in televisione a fare il divo), e fare contratti speciali con gli operai.

In sintesi, la Fca per ottenere i risultati che ha ottenuto ha dovuto uscire dal sistema Italia. Questo dovrebbe insegnare qualcosa ai nostri governanti.

Adesso Renzi è impegnato in una titanica lotta con Bruxelles per poter spendere un po’ di soldi in più (a debito, ovviamente). La mia previsione è che lo lasceranno correre e gli lasceranno spendere questi soldi. Nessuno ha interesse a creare problemi a Renzi in Europa, anche se lui strilla un po’ troppo.

La mia previsione, però, è anche che cambierà poco: continueremo a galleggiare.

Il problema quindi è politico? Sì, è politico. E qui ci sono due scuole di pensiero. La prima dice che Renzi vuole appunto galleggiare fino alle prossime elezioni (primavera 2017?) per fare dopo, con un parlamento migliore di questo, le cose che sarebbe stato utile fare oggi o ieri.

La seconda scuola di pensiero dice che i parlamentari hanno una tale paura di essere mandati a casa prima del tempo che sarebbero anche disposti a incoronare Renzi come sovrano. E allora, dicono quelli della seconda scuola, perché Renzi non va davanti al parlamento con un elenco drammatico di riforme? O si mangia questa minestra o si va a casa appena possibile. Sarebbe un magnifico spettacolo. La vera svolta buona, la vera rinascita di questo paese. Ma non si farà mai.

Renzi, a differenza dei suoi predecessori che volevano addirittura mettere in piedi un governo sostenuto dall’esterno da quegli svitati dei grillini, sa come si fa politica. E quindi deciderà lui quando muoversi. E, soprattutto, eviterà di correre rischi che non può controllare. Oggi è lui che ha in mano il gioco.

Basta solo sapere che senza novità, siamo sempre qui, legati al nostro palo dell’1 per cento.