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Sfregiata la sanità lombarda

Quasi  certamente lo scandalo è più vasto di quello che si è appreso dalle prime notizie. Terremoto in regione, ma forse anche terremoto istituzionale.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

“In Lombardia si è ricostituita la famiglia tradizionale: due carabinieri con consigliere regionale”: questa è la battuta più feroce circolata a Milano dopo lo scandalo della sanità (in manette il braccio destro del presidente regionale Maroni e altre altre 21 persone).

La ferocia si spiega però con il fatto che i lombardi sono molto orgogliosi della loro sanità quasi quanto della Madonnina che sta in cima al Duomo.

E con ragione. Questa sulla quale si è appena abbattuto lo scandalo è certamente la miglior sanità d’Italia e una che non teme confronti nel mondo. Si dice sempre, è vero, che se a Milano cadi a terra per un malore improvviso, nel giro di 5-6 minuti vieni soccorso e curato da gente che sa quello che fa e di livello europeo.

D’altra parte, se ogni anno anno 300 cardiochirurghi americani vengono  a fare uno stage al Policlinico San Donato ci sarà pure una ragione. E al Monzino sostengono di essere ancora più bravi.

Quindi lo scandalo fa rabbia perché è come se avessero  sfregiato un’opera d’arte, un quadro antico.

Fra l’altro avendo avuto la Regione Lombardia presidenti pessimi (da Formigoni a Maroni) non si capisce da dove arrivi tutta questa eccellenza. La risposta che vi danno i medici è che negli anni 70 e 80 la città ha potuto contare su una serie di primari ospedalieri straordinari che hanno dettato le regole dell’eccellenza. Se si entra in un qualunque ospedale lombardo, si noterà che è sempre pieno di gente. Come mai? Inefficienza? No, la risposta è che la gente la  curano, fanno gli esami di controllo. Sono quasi esasperanti.

Questa lunga premessa per capire che lo scandalo della sanità non è come la tangente su una qualsiasi opera pubblica: è lo sfregio a uno dei servizi pubblici essenziali e più amato (orgogliosamente ) dalla città e dalla regione.

Purtroppo la sanità (insieme alle pensioni) è l’affare più importante che ci sia. Girano una quantità enorme di soldi. Gli ospedali sono alberghi di super lusso: bisogna ospitare la gente, curarla, esaminarla. Ricontrollarla, ricoverarla.

E ci sono una quantità enorme di acquisti: dal riscaldamento alle  pulizie, dalle radiografie alle siringhe, dagli esami del sangue alle dentiere. In teoria ci sarebbero delle regole per questi  appalti. Ma probabilmente i controlli non sono così accurati.

E, quando la Guardia di finanza e la magistratura si muovono, saltano  fuori i pasticci. Sulle indagini bisogna essere molto cauti. Non si può dimenticare che il presidente della provincia di Milano, Penati, ha avuto la carriere distrutta per via di un’indagine che poi non ha retto alla prova del dibattimento in aula: assolto con formula  piena.

Quindi prima di scagliare pietre sarà  bene attendere ulteriori dettagli e prove. In ogni caso ci sono alcune cose interessanti già adesso.

La prima riguarda il numero delle persone che avrebbero partecipato all’organizzazione del furto: 21 persone. Bene, secondo me, sono molte di più: l’affare era troppo lucroso e troppo facile. Chi è riuscito, grazie a amicizie, a rifilare siringhe a prezzo maggiorato a un ospedale ha certamente cercato di entrare anche in altri, coinvolgendo altra gente. Qualcuno probabilmente ha già preso il largo prima che i carabinieri arrivino a mettergli le manette.

La previsione, quindi, è questo scandalo lombardo sia solo agli inizi. Forse il peggio deve ancora venire a galla.

La seconda ragione di interesse sta nel fatto che in questa vicenda una parte importante l’abbiano giocata personaggi vicini alla Lega. Il vecchio leader, Umberto Bossi, lancia accuse molto pesanti a questo proposito.

E qui c’è una specie di contraddizione. La Lega non è un partito che abbia bisogno di soldi: spende poco, ha strutture leggere, ha già chiuso giornale, radio e tv. Forse la spesa maggiore è quella per gli abbonamenti all’iPad che il segretario Salvini sfoggia sempre. Conclusione: se uomini vicino alla Lega hanno avuto le  mani in pasta, non lo hanno fatto certo per il partito, ma per se stessi o per qualche amico. Sotto questo aspetto le indagini potrebbero  rivelarsi davvero esplosive.

Ultimo aspetto. Nonostante le sue proteste e le sue minacce, il presidente Bobo Maroni non può  tirarsi fuori da questa vicenda. Maroni rappresenta un po’ l’ala moderata della Lega, la vecchia guardia (all’inizio erano solo lui e Bossi che giravano di notte a attaccar manifesti, tutti gli altri sono venuti dopo), è la persona che ha preso in mano la Lega quando è scoppiato lo scandalo dei diamanti.

Conoscendolo bene, sono ragionevolmente sicuro che Bobo Maroni non ha visto un solo euro di questo fiume di denaro che è passato sotto il suo tavolo.

Però, appunto, è passato sotto il suo tavolo. Non a caso, molti (a partire dal Pd) hanno già chiesto le sue dimissioni e lo scioglimento della Regione.

Probabilmente per andare verso nuove elezioni. Ma la storia non finisce lì. Inevitabile infatti la domanda da un milione di dollari: ma se queste cose sono accadute nella regione più civile, con la sanità migliore, con i magistrati più severi e con l’opinione pubblica più attenta, cosa diavolo può essere successo nel resto d’Italia? E, ancora, siamo sicuri di non aver sbagliato quasi tutto quando si sono fatte le Regioni?

Non si può escludere, cioè, un vero e proprio terremoto istituzionale.

(Da "Tiscali notizie" del 17 febbraio 2016)