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Europa rallenta, ma non si ferma

Il ritmo dell'economia è ancora abbastanza sostenuto, sui livelli dello scorso anno.ma è molto probabile che la Bce intervenga con nuovi stimoli.

di Cassa Lombarda |

Crescita in decelerazione ma sostenuta dalle banche centrali

-Eurozona: “rallenta ma non si ferma” – con la lettura preliminare del Pil del quarto trimestre (4trim), l'economia della zona euro ha mantenuto sostanzialmente invariato il suo slancio, alla fine del 2015, anche se le divergenze all'interno della regione mettono in evidenza le difficoltà in corso, con le turbolenze del mercato globale che minacciano le prospettive. Gli ultimi PMI sono stati ancora coerenti con una crescita trimestrale tra +0,3% e +0,4% t/t in questo inizio anno, confermando quindi lo stesso ritmo del 4trim 2015. Dopo gli ultimi dati e indicatori in decelerazione è ancora più probabile che la Bce ritenga necessario un nuovo ciclo di stimolo economico per mantenere la crescita e sostenere il ritorno dell'inflazione più vicino al target di poco inferiore al 2%. Sarà una settimana interessante per l'Europa, con Draghi che parlerà lunedì pomeriggio. Il vertice UE del 18/19 febbraio che includerà la lista dei desideri e delle richieste UK per rimanere un membro dell'Unione Europea e la crisi migratoria dei rifugiati. Lo ZEW per la Germania dovrebbe essere in calo sulla scia delle turbolenze dei mercati finanziari (mar). 

-USA: “Fed pragmatica seguirà i dati” – i dati buoni di vendite al dettaglio, occupazione e fiducia dei consumatori sono positivi per l’economia Usa e vanno a controbilanciare la serie di dati più misti delle precedenti settimane (vedi ISM servizi, manifatturiero e inflazione). Gli interventi del presidente della Fed Janet Yellen la scorsa settimana alla Camera e al Senato sono stati molto pragmatici. Hanno evidenziato la forza ma anche la vulnerabilità dell'economia e hanno fatto presente che la Fed osserva i mercati finanziari e l'economia mondiale senza tuttavia esserne dipendente. In questo modo la Federal Reserve si è lasciata aperta ogni possibilità. Nel complesso si può desumere una sicura riduzione delle proiezioni del Federal Open Market committee (Fomc) già a marzo (a dicembre erano per 4 rialzi nel 2016) ma permane ancora una sostanziale distanza dalle attese implicite nei prezzi di mercato che attribuiscono meno del 10% di probabilità a un solo ulteriore rialzo entro fine anno. Alla luce della crescente preoccupazione del mercato circa una recessione gli indicatori di crescita sono importanti questa settimana con i dati di produzione industriale, Philly Fed ed Empire e l'inflazione attesa in aumento. Tanti membri della Fed parleranno delle intenzioni sui tassi di interesse, il tono dovrebbe generalmente essere conciliante ma nessuna indicazione dovrebbe segnare un'inversione completa col blocco dei piani della Fed di graduale rialzo ‎tassi. 

-Cina: “calo delle riserve valutarie” - le riserve in valuta estera a gennaio sono scese ancora di quasi 100 miliardi di dollari dopo i 107,9 miliardi di dicembre, che era stato il più grande calo mai registrato raggiungendo a $3.23tn ‎il livello minimo dal maggio 2012, in quanto Pechino ha continuato a vendere dollari per sostenere la sua moneta e bilanciare i deflussi di capitale. Numerosi indicatori macro saranno pubblicati questa settimana, alcuni mostreranno una stabilizzazione come credito, commercio estero, inflazione. 

-Brasile: “debole e in difficoltà” – l’inflazione rimane alta ma la bilancia commerciale settimanale è positiva. Questa settimana le vendite al dettaglio di dicembre sono previste in forte calo. 

-India: “crescita forte” – crescita del 7,3% nel terzo trimestre 2015-16 (settembre-dicembre) e il governo prevede un aumento del Pil del 7,6% nell'anno. L’effetto del petrolio più basso è stato il più grande motore di crescita, con l'aggiunta di più di un punto percentuale all'espansione del PIL, aumentando la capacità di spesa delle famiglie, delle società e del governo. Tuttavia, alcuni analisti rimangono scettici circa l'affidabilità dei dati forniti in paragone con i risultati meno positivi delle indagini di fiducia di business e i dati reali come le esportazioni e i trasporti merce. 

-Giappone: “in frenata” – l’import-export rallenta a dicembre, la massa monetaria cresce alla stessa velocità a gennaio e sono crollati gli ordini di macchinari. Questa settimana è atteso un Pil del quarto trimestre in rallentamento confermando la visione prudente della Banca Centrale. 

-Svezia: “tassi in profondo negativo”- sebbene l'economia sia attualmente in buona crescita, la banca centrale ha tagliato i tassi da -0,35% a -0,50% a causa delle prospettive incerte per l'economia globale e l’andamento nei mercati finanziari che potrebbero portare ad un rallentamento già entro fine 2016. Questi argomenti e l’inflazione bassa potrebbero spingere la Riksbank a continuare un percorso espansivo. Questa settimana inflazione e occupazione sono attesi in recupero. 

-Norvegia: “inflazione tocca il picco” – l’inflazione è in linea con le stime della Norges Bank e non influenzerà il percorso sui tassi a marzo, e l'inflazione core potrebbe avere raggiunto il picco. Il dato chiave di questa settimana è il Pil atteso in rallentamento. 

-UK: “crescita in rallentamento” – la produzione industriale cala più della previsione e si tratta della peggiore performance trimestrale in circa 3 anni. La produzione totale è di circa il 10% sotto rispetto al picco pre-crisi dell'inizio del 2008, e i dati evidenziano la natura sbilanciata di crescita del Regno Unito, che rimane dipendente dalla domanda interna di servizi. Il dato della produzione potrebbe incidere sui dati del Pil del quarto trimestre (4trim). Per la maggiore incertezza sulle prospettive e la persistente mancanza di pressioni inflazionistiche, la Bank of England (Boe) ha deciso all’unanimità di lasciare invariati i tassi. Le sue ultime previsioni avallano le aspettative del mercato che i tassi aumenteranno solo dopo la fine del 2017. Questa settimana sono importanti i dati sull’inflazione attesa debole, occupazione solida e vendite al dettaglio in recupero. 

Cassa Lombarda