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L'implosione a cinque stelle

Stanno crescendo conflitti all'interno del gruppo dirigente e fra questo e i rappresentanti eletti. Il disastro finale è già scritto nelle cose, inevitabile.

di Giuseppe Turani |

Stanno crescendo conflitti all'interno del gruppo dirigente e fra questo e i rappresentanti eletti. Il disastro finale è già scritto nelle cose, inevitabile.

di Giuseppe Turani

Proprio nel momento in cui sembra celebrare i suoi trionfi (articolo su FT, sondaggi favorevoli a Di Maio) dentro il movimento 5s sta bruciando una miccia. Il momento dell’implosione non dovrebbe essere lontano. Gli elementi che conducono a questa conclusione sono tanti.

1- Il clan Casaleggio, il vero padrone del movimento, per tenere fede a certe stupidaggini (restituzione di parte dello stipendio, ossequio totale alle direttive dello staff, ecc.) è costretto a procedere a continue espulsioni. In pratica sta decimando il proprio gruppo parlamentare. Gruppo la cui irrilevanza politica è peraltro evidente: finora hanno fatto solo sceneggiate ridicole. Ma il clan Casaleggio non si vuole arrendere di fronte a un fatto molto semplice: i deputati sono eletti senza vincolo di mandato. E’ così in tutte le democrazie del mondo, e non a caso. Nel m5s si pretenderebbe, invece che obbedissero a un signore (Casaleggio) mai eletto da nessuno (l’unica volta, una lista di Forza Italia, 6 voti). E’ evidente che i conflitti sono all’ordine del giorno e non cesseranno mai. Infatti il movimento ha la più alta quota di parlamentari espulsi dell’intera storia parlamentare del pianeta. Se ne ricava che il movimento non potrà mai avere un gruppo parlamentare adeguato. Per tenere fede ai propri sciocchi principi dovrà continuamente ricorrere a espulsioni di massa.

2- Ogni giorno c’è una grana in un’amministrazione comunale. E la ragione è sempre la stessa: gli amministratori eletti non fanno esattamente quello che vuole il clan Casaleggio. Ma c’è una differenza: i sindaci sono stati eletti, bene o male, e ci mettono la faccia, Casaleggio no, mai visto da nessuno. Il conflitto è strutturale e potrebbe diventare enorme se m5s invece di una quindicina di comuni ne dovesse conquistare 30 o 40. A quel punto Casaleggio dovrebbe disporre di uno staff enorme (e molto costoso) per seguire tutte le amministrazioni. Una vera e propria assurdità: un signore mai eletto, nemmeno in consultazioni interne, che comanda su decine di amministrazioni comunali. E’ questa la democrazia dal basso, orizzontale? Uno vale uno?

3- Ma non è finita. Voci provenienti dall’interno parlano di crescenti  conflitti fra il comico genovese e Casaleggio. Il comico, padrone del simbolo e di tutto il resto, vuole fare di testa sua. Ma Casaleggio sa che tutta l’organizzazione che regge l’assurdo movimento è opera sua e sta nelle sue mani. E quindi si sente anche lui un padrone. E Casaleggio è molto più radicale, centralista, staliniano del comico. Crede davvero in quelle sciocchezze che scrive (Internet dominerà il mondo, la democrazia rappresentativa ha i giorni contati, ecc.). In più c’è un dato psicologico rilevante. Il comico ha avuto grande successo come comico e ha fatto un sacco di soldi (due magnifiche ville, vari appartamenti e forse altro), e il movimento per lui è un gioco e l’occasione per fare un altro po’ di soldi facilmente. Casaleggio è uno sfigato dell’informatica. Mai avuto un successo nella sua vita: il movimento è la prima cosa che gli va davvero bene. E non vuole farselo strappare dalle mani  per nessuna ragione al mondo: piuttosto è pronto a espellere tutto il gruppo parlamentare. E, se potesse, anche il comico, che però resta il proprietario del marchio.

4- E’ evidente, a questo punto, che le tensioni dentro il movimento sono destinate a crescere in maniera esponenziale. In due livelli: Casaleggio-comico e Casaleggio-rappresentanti eletti. Fino al punto in cui si capirà che una simile baracca, gestita da un invisibile staff (che risponde solo a Casaleggio) non ha precedenti nell’esperienza politica e non può  stare in piedi. L’implosione è solo questione di tempo.