Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il complotto Volkswagen

La guerra con Toyota, le ambizioni per il mercato americano, comprate in Usa le VW sottoposte a verifica.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

L’affaire Volkswagen diventa sempre più complicato. Il laboratorio tedesco che ha scoperto la truffa VW si è dato  molto da fare: è andato in America a comperare le auto, e poi ha fatto i suoi esami. Con i risultati che sappiamo. E già questo solleva un certo  sospetto. Si tratta di un ente no-profit che probabilmente non nuota nell’oro, ma ha trovato i mezzi per fare quello che poi si è  visto. Legittimo ilo sospetto chenduietro9 ci possa essere qualsiasi cosa: guerra interna alla VW, guerra fra marchi, guerra Usa-Germania.

Qualcuno fa anche notare che sul mercato americano era ( e è) in corso una guerra quasi mortale fra la giapponese Toyota e la tedesca Volkswagen. Quest’ultima si era data come obiettivo aziendale di passare da mezzo milione di vetture vendute a un milione nel giro di appena un anno.

Le due case avevano adottato strategie differenti. La Toyota ha deciso di puntare tutto sui modelli ibridi a benzina. La Volskwagen sui diesel. La loro arma era il minor costo di gestione rispetto alle vetture americane, sia pure con due strategie differenti.

E qui spunta la grana. La Volkswagen non aveva alcuna auto pronta per il mercato americano, in grado cioè di rispettare i limiti (un po’ manicomiali: il doppio di quelli europei). E così ha messo a bordo delle sue vetture il famoso software truffaldino: l’obiettivo, ricordiamolo,  era quello di raddoppiare le vendite in appena dodici mesi e battere la Toyota. E quindi c’era molta fretta.

Ancora due cose. In America molti avvocati specializzati in class action stanno raccogliendo le adesioni per una maxi-causa alla casa tedesca: si prevede che sarà una battaglia molto pesante (anche in termini di soldi). Inoltre, da parte di vari esperti si sottolinea che una cosa del genere (la tru8ffa)non poteva essere decisa solo da poche persone: si tratta di un’iniziativa almeno da consiglio di amministrazione. Quelli che finiranno nelle grane sono quindi tanti.

Ultima domanda: ma la Volkswagen sarebbe stata in grado di fare un auto per l’America nel rispetto delle norme là vigenti sulle emissioni? La risposta è molto semplice: sì, a patto.

A patto di sacrificare qualcosa in termini di prestazione delle vetture e del loro costo. E di avere un po’ più di tempo. E questo dei limiti è un problema serio: le autorità dei vari paesi stanno imponendo all’industria dell’auto limiti, sicuramente graditi alla popolazione, ma che rendono molto più complicato “fare auto”, soprattutto se poi non si vuole rinunciare a prestazioni e costo.