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L'Italia va giù come un mattone

Quando c'è la crisi l'Italia fa peggio di tutti. Quando c'è la ripresa è la più lenta. 

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

Chiunque capisce che è una pura perdita di tempo stare qui a discutere se abbia ragione il Fondo monetario internazionale, che prevede una crescita dello 0,5 per cento per l’Italia nel 2015, o il governo che arriva a immaginare una crescita dello 0,7 per cento. Si tratta di una differenza minima e, per di più, si tratta di previsioni che possono essere smentite già domani mattina.

Prendiamo atto, invece, del fatto che entrambe le previsioni (e questo è preoccupante) disegnano una crescita italiana quasi ridicola. Ma, se vogliamo sfuggire alla tirannia dei decimali, conviene dare uno sguardo alla crescita di lungo periodo, in modo da compensare annate buone con annate cattive.

E allora si vede che la debolezza italiana emerge in modo netto. Facciamo i confronti con l’Eurozona (cioè con i paesi europei che hanno l’euro). Dopo un quinquennio molto buono, 2004-2008, segnato da una crescita annuale media del 2,1 per cento, la grande crisi si è abbattuta sull’Europa  e tutto è andato a rotoli. Infatti nel quinquennio successivo, 2009-2013, in Europa si è avuta una decrescita media annuale dello 0,4 per cento. Ogni anno, cioè, si è distrutto lo 0,4 per cento del Pil europeo, per cinque anni.

Il decennio attuale (dal 2014 al 2023) è abbastanza promettente, ma non entusiasmante: la crescita annuale prevista è infatti dell’1,5 per cento all’anno. Buona, ma non eccezionale, soprattutto se confrontata con “prima della crisi”, quando la crescita era superiore al 2 per cento. Conclusione: la grande crisi ha lasciato qualche segno nell’economia europea che non riesce più a correre come prima.

Dentro la crisi, però, è l’Italia il paese che paga un prezzo molto alto. Nei cinque anni “buoni” (2004-2008) la nostra crescita media annuale era stata dell’1 per cento (quando in Europa è stata del 2,1). E già qui si vede una sorta di “malattia” italiana: anche prima della Grande crisi si cresceva un po’ meno della metà della media europea. Perché? Perché siamo un paese pasticciato.

Ma dopo i cinque anni buoni, arrivano anche per l’Italia i cinque anni cattivi, quelli della grande crisi internazionale. E lì c’è il tremendo crollo italiano: va giù tutto e spaventosamente. In quei cinque anni il nostro paese brucia l’1,6 per cento di Pil all’anno per cinque anni di fila: il quadruplo di quello che accade in Europa. Basterebbe questo semplice dato per concludere che l’Italia ha un bisogna urgentissimo di riforme pesanti. Se non le farà, sarà condannata a strisciare sul fondo della congiuntura.

E infatti dalle previsioni si vede che nei cinque anni successivi (2014-2018) la nostra crescita media annuale sarà solo dello 0,6 per cento (contro l’1,5 europeo). L’Italia, cioè, si muove quasi a un terzo della velocità del resto del continente. Negli altri cinque anni (2019-2023) si arriva finalmente a una crescita media dell’1 per cento (contro l’1,5 europeo).

La conclusione è piuttosto semplice. Quando c’è crisi l’Italia va giù come un mattone (quattro volte la media europea). Quando c’è ripresa stenta a raggiungere la media europea. E, anzi, non ci riesce mai. E questo perché l’Italia è un paese “diverso”, nel male. Non nel bene.

(Da "Tiscali finanza" del 16 aprile 2015)