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Per un pugno di debiti

Ultimi tentativi a Bruxelles per cercare di salvare la Grecia, ma la partita non è facile. Germania e paesi del nord rimangono intransigenti. E chiedono il rispetto pieno dei patti.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

In Grecia i soldi sono praticamente finiti: se non arrivano miliardi freschi a stretto giro di posta, a fine mese lo Stato non pagherà gli stipendi ai dipendenti pubblici e nemmeno le pensioni. Intanto, i soldi privati stanno scappando dalle banche: la Bce ha dovuto rifornire gli istituti greci di una settantina di miliardi per impedire che crollasse tutto. E che scattasse una corsa agli sportelli.

Questo spiega perché Tsipras, dopo aver fatto il gradasso per un mese, adesso chiede educatamente a Bruxelles una sorta di proroga di sei mesi. Accetta tutto, compreso il controllo della tanto odiata Troika. Accetta, cioè, tutto quello che fino a ieri aveva giudicato orribile e vergognoso sulle piazze e sulle tv di tutto il mondo. Accetta, ma solo per sei mesi.

Ma ottenere la proroga non sarà tanto facile. Forse non basterà l’intero week end. E la ragione, ancora una volta, è molto semplice. Soprattutto Berlino, ma anche gli altri, non si fidano di Tsipras, il quale finora ha incassato solo un’apertura da parte dei socialdemocratici tedeschi, interessati a prendere un po’ le distanze dalla signora Merkel. Ma il governo di Berlino e tutti i suoi alleati “nordici” non hanno molti dubbi: c’era già un buon piano prima che arrivasse Tsipras e basta seguire quello, magari allungandolo un po’. E l’Unione si è detta disposta, insieme a Fmi e Bce, a metterci i soldi.

Quello che sta accadendo è comunque molto significativo. Tsipras immaginava di poter scatenare un movimento anti-austerità in Europa e quindi di diventare il leader di un’Europa disposta a inondare il mondo di euro. E di avere la vita un po’ più facile e soldi più a buon mercato.

Ma non c’è stata alcuna rivolta. Il nocciolo duro dell’Europa è rimasto duro. E’ probabile che alla fine questa benedetta proroga gli venga concessa. Se non dovesse essere così, gli Dei salvino la Grecia, senza stipendi pubblici e senza pensioni per mesi e mesi. Con le banche costrette a chiudere.

Se lunedì l’accordo non dovesse esserci, la Grecia sarebbe avviata verso il caos politico e sociale più completo. Le Borse di tutta Europa potrebbero crollare del 3-5 per cento.

Ma solo per un giorno o due. Poi tutto tornerebbe come prima. Meno per la Grecia, la quale in Europa conta come una regione italiana di seconda fila, cioè niente. E può essere abbandonata al suo destino. E’ questo che Tsipras non ha capito e che dovrà capire con le buone o con le cattive. Si può tentare il poker, ma in mano bisogna pur avere qualcosa. E Tsipras non ha mai avuto niente: solo debiti.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 20 febbraio 2015)