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Rottamazioni

Troppi catorci in circolazione.

di Ernesto Trotta |

Qualche settimana fa ho azzardato qualche considerazione sull’automobile, il suo presente ed il suo futuro; chi fosse interessato, la trova qui.
 
Torno oggi sull’argomento per sollecitare la necessità, anzi direi l’urgenza, di prevedere da parte del Governo il varo di incentivi all’acquisto di automobili nuove (o comunque in linea con le più recenti direttive di emissione Euro 6), e non solo elettriche o ibride, per non parlare di monopattini e biciclette...
Il lockdown ha creato uno stock molto consistente di vetture e soprattutto ha azzerato le vendite per oltre un trimestre: significa circa un milione di mancate vendite, che è del tutto illusorio pensare di recuperare spontaneamente nei prossimi mesi. E se non si smaltisce lo stock, anche la produzione del nuovo risulta fortemente compromessa e rallentata.
Serve una spinta che rimetta in moto il mercato, con tutte le positive conseguenze su occupazione, gettito fiscale, attività di filiera, attività collaterali, compreso il turismo (vettura nuova, voglia di viaggiare…).
In Italia l’età media del parco circolante è elevatissima (oltre 12 anni, tra i massimi in Europa), con oltre 7 milioni di vetture (su un totale di oltre 35 milioni) più vecchie di 20 anni; il che vuol dire vetture fortemente inquinanti, poco sicure, spesso malridotte, che girano nelle nostre città, su strade ed autostrade. Confidare nel turnover naturale vuol dire arrendersi alla straripante presenza di vecchi catorci.
Serve, come già avvenuto altre volte, uno stimolo consistente, un contributo sostanzioso alla rottamazione delle vetture vecchie ed alla loro sostituzione con vetture nuove.
 
Lo Stato ha solo da guadagnarci: economicamente con l’IVA, civilmente per la riduzione degli incidenti (le vetture più recenti sono molto più sicure), ambientalmente perché una vettura Euro 6, diesel, benzina o gas che sia, inquina incomparabilmente meno delle vetture di 15 o 20 anni fa. Inoltre, significa far lavorare le fabbriche italiane (non solo le italiane, ma anche…) con tutti i loro fornitori: una filiera ricca, dove il nero è irrilevante, l’occupazione importante con conseguente gettito di contribuzioni previdenziali e imposte sui redditi.
Illudersi che incentivare solo le vetture elettriche ed ibride possa cambiare sostanzialmente le cose è roba da cinquestelle, da teorici della decrescita. Lo stock è tutto di vetture a combustione interna e quello va smaltito. L’incentivo dovrebbe valere alcune migliaia di euro e durare almeno 12-18 mesi, per dare modo e tempo al mercato di adattarsi alle nuove tecnologie e riprendere una dinamica più o meno normale.
Nessuno impedisce comunque di incentivare in misura anche maggiore le trazioni alternative, ma favorendo allo stesso tempo uno sviluppo considerevole delle infrastrutture di ricarica, senza le quali la trazione elettrica resterà una chimera, una pia illusione, adatta solo a pochi e selezionati utenti.
 
Semplicemente, impedire la circolazione dei vecchi catorci è praticamente impossibile oltreché ingiusto, almeno fino a quando le alternative, in primis i trasporti pubblici, non siano davvero efficienti, e non mi pare sia il nostro caso…. Quindi l’unico modo per rinnovare il parco è sostituirlo con vetture nuove, moderne ed efficienti.
Coraggio! La mobilità individuale è e sarà ancora indispensabile a lungo, e non c’è smart working che tenga. Tutte le possibilità che la tecnologia ci offre sono additive, non alternative. La telemedicina, per dirne una, aumenterà il livello di servizio ma non sostituirà il medico vero sul territorio, così come l’e-commerce amplierà le opportunità di acquisto ma non ucciderà i negozi: li cambierà, li sta già cambiando, ma nessuno è disposto a vivere in una bolla telematica, che esclude i contatti umani diretti. La quarantena dovrebbe averci convinto, casomai ce ne fosse stato bisogno…
Siamo animali sociali, fortunatamente. Qualche volta più animali che sociali, ma questo dipende solo da noi.
 
Ernesto Trotta
Torino