Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Stupidi

Bisogna imparare a prevedere.

di Ernesto Trotta |

Mi sembra di averlo già detto: questa brutta pandemia ci ha schiacciato sul presente, sulla terribile contingenza dell’oggi, qui ed ora, e ci ottunde le capacità di progettazione del futuro.
E dire che ne avremmo un gran bisogno, perché questa sarebbe l’occasione per riprogettare il mondo, e quindi anche l’Italia, se ne fossimo capaci. Lo dicono in tanti …
La natura, ripeto, la natura, e non Bill Gates, la Spectre, o la cospirazione demo-giudo-pluto-liberal-massonica, ci ha cacciato in questo pasticcio, che noi non abbiamo gestito benissimo, né qui né altrove, che ci ha spettinato le idee, ci ha rivoltato abitudini e vizi consolidati, ma ora tocca rimettere tutto a posto. E bene.
Come in un trasloco, sarebbe l’occasione per fare pulizia, per gettare cose inutili, zavorre ingombranti, vecchiume marcito e risistemare con più ordine e razionalità tutte le nostre carabattole, fisiche e mentali.
Fare spazio, creare nuove opportunità, ammodernare strumenti, di nuovo sia fisici che mentali, e rimettersi in carreggiata per qualche altro decennio, sperando di avere imparato qualcosa, e di renderci pronti ad eventuali altre traversie (che tanto non mancheranno, e non per fare il gufo, ma perché così va il mondo).
I Paesi normali fanno così: non è un caso che Merkel e Macron (due leader veri) abbiano sollecitato tutti noi a prepararci per il futuro, per altre emergenze.
 
Solo gli stupidi non imparano dalle esperienze, solo gli stupidi non cercano di prevedere e di preparare il futuro, solo gli stupidi pensano che, quando sarà, vedremo cosa fare, e intanto cerchiamo di sistemarci al meglio per oggi e forse per domani (ma dopodomani è già uno sforzo troppo grande per chi è pigro, o egoista, o semplicemente … stupido).
Mi dispiace classificare il nostro Paese, o buona parte di esso, tra gli stupidi, ma a giudicare dallo stato delle cose, è davvero difficile trarre conclusioni diverse.
“Stupido è, chi lo stupido fa”, diceva Forrest Gump.
Ho già sottolineato più di una volta come non ci voglia molta fantasia per elencare le cose da fare, da riformare, da migliorare: Colao ha fatto un lavoro pregevole, ma anche Cottarelli, Perotti, Boeri, altri, hanno dato contributi importanti e tutti concordano sulle priorità e, seppur parzialmente, anche sugli strumenti da adottare.
Sappiamo benissimo quali sono le tare storiche, le zavorre che ci impediscono di staccarci da terra e, se non proprio volare, almeno fare qualche balzo consistente. Non un’aquila, ma almeno un tacchino!
 
Ma la vischiosità del sistema è paralizzante. Hai voglia a prendertela con la politica! La politica non ha coraggio perché teme di essere impopolare e sa benissimo che a fare, o tentare di fare, cose utili si diventa impopolari. Si toccano interessi consolidati, si scombinano accordi taciti o meno, si rompono equilibri costruiti in anni di consociativismo, di scambi, sottobanco ed anche sopra banco, si minaccia una pace sociale che si fonda su tacite complicità.
 
Guardiamoci intorno: in che stato vergognoso è ridotta la magistratura? Intoccabile, figure inamovibili, statue di sale, con equilibri nati totalmente al di fuori di ogni logica istituzionale. Come ci si può fidare di un sistema che giudica per mestiere, ma non vuole essere giudicato?
E la scuola… Sindacati che proclamano uno sciopero metafisico nell’ultimo giorno di un anno scolastico che si è fermato a febbraio, in cui non si è stati nemmeno capaci di portare in aula le classi sotto esame, le quinte liceo e le terze medie. Ma si sciopera contro non si sa che, per rimarcare chi ha il potere, come contro “la buona scuola”, come se già non fosse chiaro a tutti che la scuola non è governata dal Ministro (questo qui, poi…!) ma da un direttorio di sindacalisti che non mollano nemmeno un centimetro di potere e pretendono di fare e disfare a loro piacimento.
E il fisco… Un sistema fiscale vecchio di 50 anni, reso inestricabile da una superfetazione di norme, da una stratificazione geologica di casi particolari, eccezioni ed eccezioni alle eccezioni, funzionale ad una evasione fiscale mostruosa, senza pari nei paesi civili dell’occidente, tanto mostruosa da essere diventata inaggredibile, malgrado gli strumenti tecnologici che pure ci sarebbero, a volerli usare…
E il lavoro… bianco, nero, grigio, ma sempre spaventosamente complicato da una normativa elefantiaca, dove se cerchi di regolarizzare gli irregolari scopri che nessuno si vuole regolarizzare, ovvero a nessuno è concesso di farlo, pena la perdita del lavoro stesso. Si chiama ricatto.
E la pubblica amministrazione… terrorizzata dal prendersi responsabilità, nascosta dietro al diritto di veto, implicito o esplicito, su qualsiasi cosa possa costituire il benché minimo rischio di coinvolgimento personale. E poi ci stupiamo di opere pubbliche ferme da decenni, che nessuno vuol davvero far partire o ripartire.
E poi ancora i servizi, la sanità, oggi sugli scudi, ma dove non sempre è il merito il discriminante tra gli operatori. Il merito: una parolaccia. Meglio una pacifica mediocrità...!
E potrei continuare. Continuare con situazioni che non sono solo e sempre riconducibili alla benedetta politica, ma quasi sempre invece ai comportamenti di milioni di “cittadini” (le virgolette non sono casuali) che, convinti di essere molto furbi, certamente più furbi degli altri, impediscono con il loro comportamento di cambiare davvero lo status quo. Urge esame di coscienza.
 
E la politica non ha la forza per farlo, non ha il coraggio, non ha, o non vuole usare, il potere, il potere di fare. A parte l’opposizione, che raccoglie scontento senza nemmeno saperlo indirizzare su un progetto alternativo, e dà solo voce al classico “chiagni e fotti”, vero motto della Nazione, a parte l’opposizione, dicevo, la stessa maggioranza preferisce far passare il tempo, convocare esperti e Stati Generali, come se non fosse chiaro a tutti cosa fare e subito. Peccato che cambiare costa, cambiare non è indolore per chi vive negli interstizi, tra privilegi, prerogative, diritti di veto, appattamenti, baratti di favori, …
 
Mi rendo conto che sto dipingendo un quadro molto fosco e forse senza speranza, ma se non prendiamo coscienza del punto di partenza non riusciremo mai a darci un po’ di slancio per andare avanti.
Un’occasione come questa, malgrado la drammaticità, non so quando ci ricapiterà. Possiamo sprofondare con un mostruoso debito legato al collo o provare a usare il credito che ci viene concesso (non per magnanimità ma perché abbiamo una dimensione economica che rende potenzialmente catastrofico per tutti il nostro eventuale collasso) per dare un colpo di reni.
I tecnici hanno parlato, e di più non dovrebbero fare, ora tocca ai politici ed ai “cittadini”, ai quali vorrei togliere le virgolette per considerarli normali e non eroici protagonisti di un progresso sociale che beneficerebbe tutti.
Bisogna togliere l’alibi ai politici, bisogna pungolarli continuamente, bisogna che muovano le chiappe e corrano su e giù per il Paese a mettere le mani dove serve, a verificare di persona cosa si sta facendo, a prendersi la responsabilità di indirizzare, di premiare e di punire.
È un compito immane, forse impossibile, date le condizioni di partenza, ma lasciarsi sprofondare senza nemmeno provarci è un insulto che dovremmo risparmiare alle generazioni che ci seguiranno.
“Stupido è, chi lo stupido fa.” Anche se vuole sembrare un gran furbone…
 
 
Ernesto Trotta
Torino