Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Social network come fogne

Volgarità, sessismo, insulti non sono più tollerabili. Chiunque scriva sul web, deve essere individuabile. Una battaglia per la sinistra. 

di Ernesto Trotta |

Sì, la fogna! Un posto ripugnante e schifoso che nessuna persona di buon senso vorrebbe mai frequentare, da cui tenersi alla larga e che comunque dovrebbe essere sempre tenuto sotto rigido controllo sanitario, per evitare infezioni e contagi. Nel mondo civile è così.

Ma io di che parlo? Di internet, ovviamente, dei social, delle infinite pagine di commenti, di reazioni, “pensierini” e prese di posizione, che infestano una delle più importanti invenzioni del mondo moderno.

Sono diventato un passatista? Un nostalgico del bel tempo passato, del “si stava meglio quando si stava peggio”? Ovviamente no, ma il senso di schifo che monta tutte le volte che mi capita di leggere una pagina di commenti agli articoli anche di importanti giornali, una pagina Facebook, una pagina Twitter o quello che volete voi, è talmente tanto che non posso fare a meno di indignarmi e di parlarne.

Volgarità, sessismo, insulti grossolani, luoghi comuni ripetuti a pappagallo, accuse incredibili, un panorama di lordure, di schifezze morali, di linguaggio, di pensiero, tanto che uno si chiede dove risieda tanta bassezza umana. E tutto rigorosamente coperto dall’anonimato, da nickname di fantasia, o da improbabili nomi e cognomi.

Cosa dobbiamo vedete e leggere ancora per convincerci che nulla di tutto questo è compatibile con una civiltà moderna, con una normale convivenza civile? Possibile che non riusciamo a capire che non è possibile considerare tutto questo NORMALE? O, peggio, confonderlo e gabellarlo per libertà di espressione?

Sembra che siamo tutti regrediti al livello di chi scriveva parolacce sui cessi degli autogrill o delle stazioni. Oggi forse nessuno lo fa più: usa la rete, con un pubblico infinite volte superiore.

Eminenti psicologi potranno spiegare (lo hanno già fatto) le motivazioni di tutto questo, la rabbia, la frustrazione, la regressione all’infanzia, l’invidia sociale, l’ignoranza profonda di qualsiasi principio di corretta convivenza, ma ovviamente non basta.

Come non basta la denuncia politica, l’analisi dell’uso politico di tanta schifezza, delle organizzazioni presenti dietro a tanta cattiveria, delle forze politiche nazionali ed internazionali interessate a sfruttare l’estremizzazione di ogni tipo di manifestazione. Non basta: serve muoversi, serve agire, servono norme, codici, regole, ormai non più rinviabili.

A me pare evidente quello che bisogna ottenere: chiunque scriva sulla rete, in qualsiasi spazio, in qualsiasi contesto, DEVE essere individuabile con nome, cognome, codice fiscale e fotografia. A nessuno deve essere concesso di esprimere un qualsiasi parere o posizione senza metterci la faccia.

Complicato? Manco per niente, è banale, semplice, perfettamente alla portata dei mezzi disponibili.

Nessuno può nascondere l’identità personale nel rapporto con gli altri cittadini, né con burqa e niqab, né col passamontagna, né tantomeno con nomignoli e identità di fantasia, per vomitare insulti sui social di qualsiasi genere.

I tecnici trovino i mezzi per realizzare un obbiettivo che è molto semplice: chi scrive checché deve dire chi è, davvero e non per finta.

Si dirà che le big di internet non gradiranno, si dirà che internet non ha confini, si dirà che sarà sempre possibile trovare mezzi e scappatoie. Tutto quello che si vuole.

Ma io credo che uno Stato sovrano possa e debba decidere in tal senso, e dare l’esempio agli altri Stati, che dovrebbero seguire.

E nel frattempo si vedrà chiaramente che gli anonimi che resteranno sulle pagine, lo faranno perché vengono dall’estero. E man mano che i paesi normali adotteranno simili norme, saranno sempre più ristretti gli spazi per chi rimane fuori.

Ripeto: non c’è alcun rapporto con la libertà di espressione. Gridare “al fuoco!” in un cinema non è libertà, è procurato allarme; insultare un vicino è oltraggio, divulgare illazioni ed improperi è reato penale, aldilà dei danni morali. Non sono un giurista, ma a me pare che la strumentazione legale sia tutta disponibile: bisogna allargarla fino a comprendere l’uso della rete che oggi inspiegabilmente (?) è terreno franco da qualsiasi regola.

È una battaglia da fare in ogni sede, nazionale, europea, internazionale; è una battaglia di civiltà, una battaglia di pulizia dei rapporti sociali, una battaglia di sinistra, e forse non solo …

L’ho già scritto tante volte: il mondo moderno ha sempre regolamentato l’uso e la gestione di tutte le invenzioni che via via di presentavano. Non si capisce perché la Rete debba continuare ad essere fuori.

Non si capisce … in realtà si capisce benissimo, visto che i maggiori fautori dell’attuale far west sono le destre estreme. È ricomparso in questi giorni un agghiacciante video di un intervento di Salvini al Parlamento Europeo (credo fosse del 2017), nel quale il gentiluomo, casualmente presente in aula, invitava con la solita eleganza i Parlamentari a farsi curare da un medico bravo, visto che pretendevano di discutere esattamente di questi problemi (discussione che non è andata in porto, direi …).

Chiudeva l’intervento con un solenne e squillante “Evviva la rete! Evviva Facebook!” Indovinate perché?