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Il debito avvelena anche te

Più l'Italia si indebita, più rischia di andare a fondo. Salvini e Di Maio lo sanno ma se ne fregano. E, purtroppo, anche molti italiani.

di Ernesto Trotta |

“Chi fuma avvelena anche te. Digli di smettere”
(Campagna antifumo Pubblicità e Progresso – 1975)

La cosa sarebbe assai semplice: un Paese con un debito pubblico di oltre 2.300 miliardi di euro, valore in continua crescita, pari a ben oltre il 130% del Prodotto Interno Lordo (PIL), non deve aspettare che sia l’Europa, che certamente e a ragione teme di essere avvelenata, a dirgli di smettere, dovrebbe capirlo da solo.

E se non lo capisce da solo, glielo fanno capire in un attimo i creditori, quelli che hanno prestato i soldi del debito, smettendo, loro sì, di comprare il debito. Oppure chiedendo tassi di interesse adeguati al rischio che si prendono. Insomma, ci si incravatta da soli, si stringe il nodo, si tira forte e, con l’ultimo fiato, si impreca contro gli esosi creditori, mentre lo spread vola alto, libero e felice (lui, noi no!).

Non serve avere fatto gli studi ad Harvard, basta il diploma di ragioneria, che è alla portata anche del leghista o del cinquestelle medio.

E allora perché continuano a ripetere che se vincono le elezioni, loro se ne fregheranno del debito pubblico? Che c’entrano le elezioni con il debito pubblico? Perché un creditore scozzese o norvegese dovrebbe sentirsi vincolato dalle elezioni europee? Non c’è nessuna risposta logica. Non c’è nessuna risposta del tutto.

Infatti, se ne fregheranno ampiamente e continueranno a prestare soldi a chi gli pare, cioè a chi li garantisce meglio (non noi) oppure a chi glieli paga meglio (a seconda della loro propensione al rischio speculativo), senza nutrire alcun timore reverenziale delle dichiarazioni di un Salvini qualsiasi (Salvini chi? avrebbe detto uno che non va più di moda).

È tutto tremendamente semplice, tanto semplice che neppure il Salvini medesimo e pure il furbetto Di Maio possono non averlo capito.

Eppure, insistono, insistono sempre, e i media riferiscono, qualche opinionista azzarda ragionamenti, seri editorialisti scrivono cercando di analizzare e di spiegare, reggitori di microfoni raccolgono le loro parole preziose, distillate quotidianamente dalle fabbriche di comunicati, schiere di fedeli soldatini digitali diffondono il verbo con diligenza e candido ardore.

E nessuno che tragga con chiarezza ed anche un po’ di rudezza la più evidente delle conclusioni: lo sanno benissimo come funziona il mondo della finanza, glielo hanno spiegato pure con le figurine, ma semplicemente SE NE FREGANO.

Coscientemente raccontano favole, sicuri che le favole hanno sempre successo, e più sono fantastiche più piacciono, più sono incredibili più sollecitano il consenso.

È tutto qui. Non si tratta di una nuova e rivoluzionaria teoria economica nata tra Brembate e Pomigliano d’Arco, è solo una presa in giro.

Il debito, come il fumo, o lo paghi o nessuno te ne dà più. E più ne hai bisogno e più lo paghi. E più lo paghi e più affondi, più ti avveleni.

Lo chiedo a tutti quelli che hanno ancora un po’ di dignità: non tergiversiamo, non facciamo finta di non avere capito. Non sopportiamo più.  Semplicemente DICIAMOGLI DI SMETTERE.