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Aspettando la riscossa del Pd

Cresce nel paese la protesta spontanea verso il governo. Ma non basta. Per impedire la deriva distruttrice serve un'opposizione più autorevole. 

di Ernesto Trotta |

Cardinali che si calano giù nei tombini per riallacciare la luce ad un palazzo di povera gente, folla che protegge Mimmo Lucano da Forza Nuova, selfisti che si beffano di Salvini, striscioni contro lo stesso che appaiono in ogni dove, sollevamento degli intellettuali contro la presenza del fascista al Salone del Libro: tutti sintomi di malcontento e disagio che cominciano a farsi visibili. Non si può che esserne rincuorati. Finalmente. Però …

“Meglio succhiare un osso che un bastone!”. Torna in mente l’infelice e perfida battuta con la quale Romano Prodi annunciò una tardiva e quasi controproducente adesione al referendum costituzionale del fatidico 4 dicembre 2016.

L’"osso" di una protesta spontanea, per quanto confortante, però non è carne, non nutre, al massimo attiva la salivazione. Può scaldare il cuore, ma non incide il bubbone che abbiamo davanti. Servirebbe invece sforzarsi per ricostruire un alone di credibilità e di fiducia intorno all’unico punto di riferimento politico d’opposizione presente sulla piazza.

C’è chi si vergogna a dirlo (per non apparire fuori sincrono rispetto all’andazzo corrente, che sostiene che l’opposizione non esiste, come i cantieri della TAV!), ma io lo dico apertis verbis.

I cantieri della TAV esistono eccome (Travaglio dedichi un sabato mattina ad una visita in Francia) e per il resto c’è solo il Partito Democratico a frenare, seppur tra mille problemi e contraddizioni, questa deriva distruttrice che pare essere sul punto di travolgere lo scheletro democratico di un Paese fondatore dell’UE, membro del G7, e tuttora importante player dell’economia globale.

Inutile girarci intorno. Fatevene una ragione, voi che strologate tutti i giorni da ogni tipo di media, lamentandovi della pochezza del presente. I nostri amici europei (ne abbiamo ancora, malgrado tutto) sono molto preoccupati, forse anche più di noi (temono giustamente le ricadute sui loro Paesi di un eventuale collasso italiano) e non ne fanno mistero. Ci chiedono di scuoterci, di dare segni tangibili di resistenza e riscossa politica, cercano interlocutori autorevoli.

E noi qui continuiamo a chiederci per chi votare, a gingillarci con partitini da 2-3%, che sprecheranno importanti masse di voti senza superare la soglia del 4%, a domandarci se Di Maio si sta spostando a sinistra, davvero o per finta, come se stessimo valutando le impercettibili ma sostanziali evoluzioni di un Aldo Moro, a delirare su impossibili ed innaturali alleanze PD-M5S, fantasticando su scissioni da una parte e dall’altra, su improbabili risistemazioni del panorama politico: tutta aria fritta, tempo sprecato, chiacchiere in libertà, quando la situazione è chiara e lampante come il sole, per chi vuole vederla.

Quello che serve all’Italia e all’Europa è il Partito Democratico, così come era stato progettato ed avviato all’inizio, nel 2007: tutto il centrosinistra, unito da pochi e comuni valori fondanti, insieme per una proposta maggioritaria di governo.

Non serve altro: tutto il resto, tutto il casino che abbiamo combinato da allora ad oggi, è solo fuffa, solo lotta personale, difesa di privilegi, guerra di posizione a difesa di baluardi finti, cartone ideologico.

L’Italia, vorrei dire il mondo intero, ha bisogno di chiarezza, di pragmatismo, di voglia di interpretare davvero i valori fondanti dei progressisti: uguaglianza, libertà, solidarietà, declinati in programmi concreti, passo dopo passo, non tutto e subito, non improbabili rivoluzioni, decrescite più o meno felici: buon governo, attento ai problemi reali, razionale.

Abbiamo di fronte problemi epocali (equilibri geopolitici, uso improprio, invasivo, violento della rete, cambiamento climatico, rapporto con i paesi emergenti, migrazioni), e a quelli dobbiamo mettere mano. Subito, gradualmente, ma senza indugio.

Ragioniamo un attimo: dopo il 2007, dopo quella fondazione coraggiosa e moderna, abbiamo permesso (nel “noi” metteteci chi volete, tanto ci siamo dentro tutti) la nascita, la crescita, l’iperfetazione del ribellismo a 5 stelle, l’antipolitica, l’anticasta, il populismo, lo screditamento di un intero mondo, che da parte sua non ha saputo reagire, si è anzi sentito toccato ed offeso nelle sue inviolabili prerogative e si è chiuso a riccio. E sì che c’era di che lamentarsi: i problemi erano reali, lo scollamento tra la classe politica e la cittadinanza era reale eccome.

Ma il Movimento era nato per distruggere quella sinistra che stava lavorando per aprire una pagina nuova, quella novità politica che non a caso aveva mobilitato energie ed alimentato speranze ovunque.

No, meglio lo sfascismo di Beppe Grillo e la finta rivoluzione di Casaleggio, meglio i vaffanculo, meglio la rozzezza degli slogan ripetuti ed amplificati a dismisura da un sistema dei media che non aveva capito (o aveva capito fin troppo bene) che si stavano gettando le basi per un’Italia moderna, occidentale, maggioritaria, civile, senza CONSOCIATIVISMO, ovvero l’ossigeno storico della società italiana.

La presenza sostanzialmente incontrastata (né dai media né dalla sinistra) di questo virus che si propagava ha demolito quasi ogni speranza di riforma, seppellendola sotto una coltre di scetticismo, irrisione, aperta ostilità, spianando la strada perfino al populismo davvero di destra che Salvini sta interpretando con tanta spregiudicatezza.

Il virus, il cancro della democrazia ha sparso metastasi un po’ dappertutto e adesso non sappiamo più come e dove intervenire.

Ci vuole calma, ci vuole raziocinio, ci vuole sangue freddo, ci vorrebbe soprattutto una generale presa di coscienza che non ci sono scorciatoie e che le riforme, o si fanno e incidono, o sono solo chiacchere nocive. Che o l’Italia si mette su una strada virtuosa di riforme o scivolerà verso l’irrilevanza, trascinandosi dietro anche un pezzo di Europa. Forse non ce lo permetteranno, ma non vorrei provare il brivido del rischio.

PS: giusto per esemplificare il livello di disinformazione e di ipocrisia raggiunti, ancora oggi, con lo spread a quasi 290, i media (praticamente tutti) dicono che “è ancora gestibile e non ha provocato danni ingenti”. Balle! Balle spaziali!

Nessuno ha il coraggio di dire papale papale che da un anno a questa parte i titoli di Stato hanno già perso il 15% circa del loro valore. Sono soldi veri, ricchezza perduta da ognuno che abbia uno straccio di titolo di Stato in banca, cioè quasi tutti. Ma possibile che neanche la tasca ferita faccia effetto su questo rintronamento generale?