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La confusione al potere

Chi è al governo recita da maggioranza e da opposizione. Incarna la destra e la sinistra. Ostacolando un'alternativa alla maggioranza. 

di Ernesto Trotta |

A vederli continuamente in televisione, invadenti come neanche Berlusconi ai (suoi) tempi d’oro, così palesemente inadeguati ai ruoli che ricoprono, eppure così spavaldi, tracotanti, prevaricanti, a proprio agio nel raccontare senza vergogna una pseudo-realtà di comodo, si fa fatica a credere che questi due figuri (parlo di Di Maio e Salvini, di chi altri, se no?) e le loro corti possano davvero raccogliere il consenso di una maggioranza di italiani. Almeno di quelli che rispondono ai sondaggi, che sono di solito un 60-65 per cento. Quindi circa un terzo del corpo elettorale, comunque tanti, tantissimi, decisamente troppi, visto il livello dei contenuti comunicati ed il modo di comunicarli.

Sono banalità, luoghi comuni, sono promesse a non finire, sono spesso parole in libertà senza alcuna rispondenza con il reale, il più delle volte senza un minimo di coerenza, chissenefrega, un giorno una cosa, il giorno dopo il suo contrario, eppure acchiappano, come si suole dire. Genereranno pure repulsione in tanta gente, ma per altrettanta almeno sono evidentemente comunque accettabili; non dico che ci credano, forse no, ma comunque non si indignano, non le rifiutano, non le trovano insopportabili.

Perché? Ce lo stiamo chiedendo in chissà quanti, in Italia ed anche all’estero, e possiamo darci risposte di vario genere.

Ma non è su questo che però vorrei puntare l’attenzione, quanto piuttosto sul fatto che questa minoranza di elettori sembra una maggioranza. E lo sembra essenzialmente perché la gestione della comunicazione politica è tale che questo gioco di prestigio funziona in maniera eccellente.

I mezzi di comunicazione tradizionali danno una mano poderosa a questo magheggio, perché anche quando criticano il Governo, e adesso lo fanno con più frequenza, non gli contrappongono nulla e gli danno comunque enorme e continua visibilità, tanto che più lo criticano più sembra lo fortifichino.

I nuovi mezzi di comunicazione, dal canto loro, sono fortemente pilotati ed indirizzati da infernali macchine del consenso che lavorano in modo scientifico e programmato (vedi la denuncia di Carole Cadwalladr).

Come si esce da questo loop infernale?

In una democrazia sana dovrebbe sempre esistere un’alternativa alla maggioranza di governo, dovrebbe esistere e costituire un’alternativa credibile, autorevole, certificata, minoritaria ovviamente (altrimenti governerebbe), ma visibile e riconosciuta.

Qui no. Qui sembra che ci siano solo loro, capaci di recitare da maggioranza e da opposizione, due parti in commedia, in una confusione tremenda, mentre il resto del panorama politico è disordinatamente mescolato in un “mischione” indefinibile di centrosinistra, sinistre variegate e improbabili, centrodestra di risulta, centrismo radicaleggiante, e così via.

Senza un punto di riferimento, nessuna certificazione, nessun riconoscimento.

È terribile. È desolante. È quasi incredibile. Ma è vero, purtroppo.

Sono a mio parere i nefasti frutti del proporzionalismo, dove tutti hanno diritto al loro piccolo spazio di visibilità, che diventa però marchio e garanzia di totale irrilevanza politica. E lo custodiscono pure gelosamente, guai a chi lo tocca!

Chi gestisce il potere, anche se palesemente pasticcione, inadeguato, impreparato, inaffidabile, ha facile gioco nel rappresentare comunque un centro di potere.

Gli altri, che poi saremmo noi, annaspano cercando di rubarsi visibilità a vicenda, sgomitando, rincorrendo un’agenda che palesemente non controllano.

Distruggere il maggioritario, distruggere la vocazione maggioritaria, a mio parere è stata una follia che stiamo pagando e pagheremo molto cara ancora a lungo, se non corriamo ai ripari.

Non capire che quando sei al potere devi lottare per tenertelo e non brigare per perderlo, come abbiamo fatto a sinistra negli ultimi anni, è un errore mastodontico, è un crimine contro la democrazia.

Questi qui invece al potere tengono tantissimo e, pur senza idee, senza un progetto che sia riconoscibile, senza competenze né qualità, ma solo con la perversa efficacia della loro comunicazione, restano attaccati alle poltrone come cozze, mentre noi discutiamo se il Jobs Act è di sinistra o è di destra (tanto per citare un evergreen) o se la riforma della Costituzione sarebbe stata una minaccia per la democrazia.

I politici di centrosinistra devono affrontare il problema, e non con spirito di sopravvivenza ma con la determinazione di avere successo. Devono farlo in fretta. È loro compito, sono stati eletti per quello. Trovino il modo o passino la mano.

Ricordo bene Nanni Moretti (febbraio 2002) a piazza Navona, in un momento non meno triste e buio per l’Italia. Sono passati oltre 17 anni, un’era fa, eppure siamo ancora lì, con gli stessi problemi da affrontare e da risolvere. Da allora abbiamo perso e abbiamo vinto, più volte, e sempre siamo stati incapaci di consolidare i risultati positivi, ricadendo nelle solite vecchie beghe da condominio rissoso e inconcludente.

Dobbiamo ritrovare un centro di gravità, se non permanente, come cantava Battiato, almeno stabile, che sia riconoscibile e riconosciuto. O ne siamo capaci, o ci teniamo questi campioni per vent’anni.

Mugugnando, mugugnando, discutendo a lungo ed indignandoci in qualche piazza, fisica o mediatica. Tanto il mugugno non si nega a nessuno; e non fa male a nessuno …