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Il peso del sommerso

Il mistero dell'economia italiana.

di Ernesto Trotta |

Approfitto dello spazio gentilmente concesso dal blog per porre una domanda a Fabio Colasanti, del quale apprezzo sempre la chiarezza espositiva, la trasparenza delle fonti, la lucidità di analisi.

È una domanda forse un po’ naif, forse sarà anche mal posta, ma se non la faccio a qualcuno veramente informato (ovviamente è incluso il nostro patron Turani), a chi la faccio?

Poi va a finire che se la pongono anche altri e che quindi rimanga così, a mezz’aria, senza una risposta informata.

Si tratta di questo.

Tutte le analisi mostrano il ritardo dell’Italia nei parametri di crescita economica. I numeri sono numeri e c’è poco da obiettare.

Dal grafico del PIL reale pro-capite si vede bene il divario, anche se si vede pure come negli ultimi anni la “pendenza” della nostra curva è molto simile a quella degli altri, il che significherebbe che ci eravamo messi su un percorso virtuoso, pur su livelli più bassi.

Inoltre, alcuni parametri dell’industria italiana sono sempre molto positivi. Produzione, esportazione, competitività sui mercati esteri, indicano che il tessuto industriale italiano (credo che in Europa siamo secondi solo alla Germania) è solido e funziona alla grande.

Avendo passato una vita nell’industria, in vari contesti di settore ed anche territoriali, l’ho potuto toccare con mano.

Insomma, ho sempre avuto l’impressione che l’Italia fosse come il calabrone: non potrebbe volare, ma vola. Quindi qualcosa lo tiene su.

(In realtà non è vero: il calabrone vola perché ha tutti i mezzi per farlo, e la scienza è in grado di sostenerlo, il calabrone! È solo la vulgata che vorrebbe non fosse così, per i soliti vecchi pregiudizi mai sconfitti nei confronti della suddetta scienza, in questo caso l’aerodinamica!)

Ma appunto, tornando a noi, cosa tiene su l’economia italiana?

Checché ne dica la vulgata (la solita), questo non è un Paese di morti di fame, né di derelitti. È con tutta evidenza un Paese ricco, operoso, pieno di problemi, certo, ma pieno anche di gente che si dà da fare, con diverse eccellenze assolute, magnifiche caratteristiche, eccetera eccetera eccetera.

Vengo al dunque: quanto pesa in tutto ciò il sommerso, il nero, il non dichiarato, che, per esperienza diretta, tutti sappiamo essere ben presente nella nostra società?

Non è che copre la differenza (o parte di essa) con Paesi dove l’economia è più “regolare”?

Esistono modi per correggere in modo indotto i dati ufficiali che vediamo ogni giorno?

Forse sì, forse addirittura si fa già, ma io non lo so per davvero, e mi piacerebbe saperlo.

Non mi offendo se mi dite che la domanda è sciocca, corro il rischio, però il tarlo ce l’ho.

Ringrazio in anticipo.

Ernesto Trotta

Torino