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La maggioranza silenziosa

Le sorti dell'Italia possono cambiare attraverso i partiti.

di Ernesto Trotta |

Le lucide e documentate analisi di Fabio Colasanti sull’immigrazione dovrebbero essere oggetto di una continua e penetrante campagna di informazione, se solo fossimo in un Paese razionale …!

Non lo siamo, ed allora ci tocca sentire all’infinito le giaculatorie di Salvini e compagnia berciante sull’invasione dei barbari, sui porti chiusi, sui muri alle frontiere, sulle minacce alla nostra cultura (la sua, poi … te la raccomando!), alle nostre tradizioni e scemenze varie.

E nessuno che abbia voglia di elaborare un approccio appena un po’ più preciso ed efficace.

Capisco, è difficile, richiede sforzo mentale e culturale, fantasia e razionalità, tutte cose che mal si attagliano ai nostri attuali governanti, abituati a risolvere tutto con un tweet, una battutaccia, una diretta Facebook (tanto lo fa pure Trump …, che però dietro ha la prima potenza mondiale!).

Ma la storia non si accontenta dei tweet, la realtà va avanti lo stesso e chi non vuole capire paga prima o poi un prezzo salato. E lo fa pagare anche ai suoi governati, che saremmo noi.

Sui media televisivi non si può fare affidamento: sono troppo condizionati dall’audience per prendere posizioni che anche vagamente possano sembrare fuori moda.

I giornali scritti, per chi li legge, hanno lo stesso problema. Campano a stento e non rischiano di essere impopolari.

La rete per ora è dominata da loro: hanno militarizzato i social e contrastarli è complicato assai.

E allora? Dobbiamo rassegnarci al pensiero unico grillo-leghista, in attesa che la realtà prenda a forza il sopravvento, trascinando alla malora sia loro che noi di conserva?

Che possibilità abbiamo di mettere una pezza ad una situazione così pericolosa?

Sembrerà demodé, ma solo la politica può fare qualcosa. Politica in senso lato: partiti, movimenti, aggregazioni spontanee, associazioni, passaparola dei cittadini.

Fortunatamente la rete aiuta anche noi, non solo loro, che la usano come una clava.

Abbiamo tutti la possibilità di comunicare, e non solo con i social, anche con la faccia al mercato o sul tram. Cerchiamo di farlo.

Io sono convinto che esiste una grande maggioranza silenziosa (è sempre esistita, anche 40 anni fa …), che ovviamente è meno presente nel dibattito; ma di tanto in tanto si sveglia, sussulta, si scuote, manda messaggi. Sta avvenendo anche adesso e noi dobbiamo essere tanto bravi e pazienti da cogliere i segnali deboli, amplificarli, organizzarli, rilanciarli.

Dico “pazienti” perché non è cosa da pochi giorni o settimane; servono mesi, speriamo non anni, ma comunque serve tempo.

Un partito politico esiste per quello: la Costituzione ne prevede l’esistenza per “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art. 49).

Non bisogna demordere: solo i Partiti politici possono portare in porto i cambiamenti. Non elaborarli, ché questo è possibile e doveroso ovunque, ma finalizzarli, almeno fino a quando esisterà la democrazia rappresentativa.

Non a caso questa genia di pericolosi volponi e dilettanti allo sbaraglio ce l’ha tanto con la democrazia rappresentativa. Sanno che, se funziona, produce idee e cambiamento.

“Se” funziona. E per farla funzionare, serve chi ha voglia di impegnarsi. Serve una classe dirigente, serve un popolo, anche un pezzo di popolo, che voglia far lavorare la testa.

I Partiti debbono prepararsi, aprirsi, accettare contributi esterni, concentrarsi su pochi obbiettivi chiari e comprensibili.

Guai a formare delle conventicole di persone tutte uguali: non serve a nulla. Al massimo ci si mette in pace con la propria coscienza. Ma non si incide.

Inutile girarci attorno: il Italia c’è un solo Partito che può, dico può, se vuole, adempiere a questo compito. Uno solo, che fa congressi, si dilania, si percuote, dibatte e si dibatte, ma c’è, almeno finora.

È un grande patrimonio per tutta la democrazia, dovrebbero capirlo bene i suoi dirigenti, o pretendenti tali.

Non si può svendere un capitale di tutto il Paese, avversari compresi.

Non ci si può limitare nelle ambizioni: bisogna puntare in alto, molto in alto, alla faccia del proporzionalismo. Per governare bisogna vincere.

L’occasione del Congresso PD è importante. È un Congresso vero: stavolta non si sa chi vince, non è già tutto scritto, sono a confronto idee diverse dell’Italia e del Partito, sia pure nell’ambito del centrosinistra.

Servirebbe uno slancio maggiore, maggiore coraggio, generosità, apertura mentale, voglia di osare ...

I media daranno poco spazio, o lo daranno per dividere, per seminare zizzania, non illudiamoci.

Chi non vuole che l’Italia cambi non vuole nemmeno che ci sia un Partito che rappresenti il cambiamento: che ne parli, forse, ma che non vada troppo oltre nell’azione.

Ne abbiamo avuto prove a volontà, in tutti questi anni …!

Ernesto Trotta

Torino