Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Interventi

Ancora nebbia fitta a sinistra

Il 2019 sarà l'anno di regionali e europee. Qualche suggerimento per non sprecare anche questa occasione.

di Ernesto Trotta |

Grandi manovre e grande confusione nel campo del centrosinistra, tanto per cambiare. Posizionamenti, pretattiche, congresso del PD, legge proporzionale delle europee, elezioni regionali e comunali, tutto congiura per un gran casino, tanto per usare un termine tecnico.

Il PD viaggia pericolosamente sull’orlo di una nuova scissione, le altre formazioni più piccole, reali o potenziali che siano, cercano un posizionamento sia qui che a Bruxelles, favorite dalla legge proporzionale. Un leader forte ma in quarantena (Renzi), altri potenziali leader sono giustamente in cerca di visibilità. Non si vede come se ne possa uscire in modo onorevole. Forse non se ne uscirà affatto.

Io credo che si dovrebbe fare uno sforzo per evidenziare le cose che accomunano piuttosto che quelle che dividono. Sarà una banalità, ma permetterebbe un approccio molto più concreto e pragmatico.

Che vuol dire? Semplicemente che alle elezioni amministrative si dovrebbe puntare tutto sulla figura dei candidati, persone forti e conosciute dalla platea più ampia possibile, mentre alle europee si dovrebbe comunicare UNA idea guida, chiara, lineare, comprensibile a tutti.

Esempi? Alle regionali bisogna concentrarsi sui nomi come Sergio Chiamparino in Piemonte, Giovanni Legnini in Abruzzo, Massimo Zedda in Sardegna. Sono persone di primissimo piano, capaci di attirare voti da tutto il fronte di centrosinistra, dai tanti pentiti del M5S, dagli astenuti ed anche da parecchi del centrodestra, stufi di Salvini, Berlusconi, Meloni e fascistume vario. Servono liste civiche, col nome bene in vista, ed i partiti in secondo piano.

Alle europee invece bisogna spingere sull’idea forza dell’integrazione europea e della prospettiva degli Stati Uniti d’Europa, a partire dagli Stati Fondatori e senza aspettare tutti e 27 gli Stati. Ogni Partito corra con la sua lista ed il suo simbolo, ma aggiunga al simbolo il “bollino azzurro” con le stelle e la scritta “per gli Stati Uniti d’Europa”.

È una scelta che non vincola la futura appartenenza a gruppi diversi, purché europeisti, che eventualmente cercheranno accordi dopo le elezioni, ma accomuna su un sentimento federalista forte, visibile (ed anche vincente, secondo me). È quello che si aspettano decine di milioni di europei con la testa sul collo.

Insomma, puntiamo su cose concrete piuttosto che sui massimi sistemi. Non abbiamo paura delle cose semplici; non perdiamoci in bizantinismi.

Nelle regionali gli avversari non schierano figure particolarmente attrattive (né la destra salviniana né tanto meno il M5S): noi abbiamo ottimi candidati. Valorizziamo loro piuttosto che i Partiti.

In Europa, più che marcare le differenze tra PSE, ALDE, Verdi, Radicali, Macroniani, PPE, …, serve evidenziare la comune volontà di integrazione. Facciamolo senza ritegno.

Gli altri possono contrapporre solo sovranismo, nazionalismo, provincialismo, cose del passato, gioco in difesa, catenaccio. Noi possiamo ancora creare emozione con la proposta di un’integrazione più spinta.

Non c’è tempo per complesse elaborazioni politiche comuni: il “bollino azzurro” è basilare, semplice, è un‘idea che si può condividere in pochissimo tempo. La partita si può giocare: questa marea montante oggi è più fuffa che altro. Non permettiamogli di consolidarsi.

Buon anno a tutti.