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Street food, un business in cresciita

Nel 2016 le imprese sono aumentate del 13 per cento. 

di Redazione |

Ormai è confermato: il cibo di strada non è più solo una tendenza emergente, ma una solida realtà economica, alla quale sempre più imprenditori guardano con interesse. Consumano street food 3 italiani su 4, Gambero Rosso ha pubblicato una guida dedicata e ci sono ormai nel nostro Paese decine di festival a tema. E ora la moda si è trasformata in occasione di sviluppo: solo lo scorso anno sono cresciute del 13 per cento le imprese italiane della ristorazione on the road. Hanno superato quota 2.200 e si concentrano in Lombardia, Puglia e Lazio (elaborazione Coldiretti su dati Unioncamere, giugno 2016).

«Il cibo di strada è un business che attira tanti imprenditori perché con un investimento contenuto si aprono grandi opportunità. Per iniziare – conferma Sara Pratesi, anima di StreetFoody, un progetto innovativo dedicato ai food trucker italiani – può bastare anche un piccolo Ape Car e l’attività comporta costi molto ridotti rispetto ai ristoranti tradizionali. Ma non ci si può improvvisare: la concorrenza è spietata e il pubblico è esigente. Per distinguersi e ingranare vanno curati progettazione e allestimento, con un business plan di ferro e un ottimo marketing, soprattutto in fase di avvio della start-up».

A Sigep – 38° salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione e caffè, nonché una delle più importanti manifestazioni del settore (si chiude oggi, 25 gennaio, a Rimini) – StreetFoody ha presentato il mezzo più piccolo e compatto, l’Ape modello Oyster, che ha sfornato le prelibate focacce calde del Toscanificio Panbriaco, mentre il Porter Flò è stato allestito in chiave super moderna con l’innovativo banco con carapine (cioè i contenitori per il gelato) a vista. Un terzo veicolo, un Ape trasformato in gelateria itinerante, è stato protagonista dello stand di Bravo Spa, storica azienda di macchine per gelato, pasticceria, cioccolato e ristorazione che ha festeggiato i suoi 50 anni di attività con celebrità della ristorazione come Ernst Knam, Chiara Maci, Alessandro Borghese, Simone Rugiati e Iginio Massari.

Ma l’allestimento del mezzo di trasporto è solo uno degli ultimi passi. Per prima cosa, il futuro food trucker deve individuare un'idea forte di base. «Le tradizioni regionali italiane – spiega ancora Sara Pratesi – sono e saranno sempre apprezzate dal pubblico. Puntare su ingredienti e piatti tipici, espressione autentica di un territorio, è sempre un'ottima mossa di partenza. La proposta può essere anche semplice, ma la parola d'ordine dev'essere qualità: se non si valorizzano le eccellenze del Made in Italy, i clienti non perdonano». Spopolano quindi fritti, focacce e panini imbottiti, ma chi vuole puntare sulla creatività può indirizzarsi verso rivisitazioni molto interessanti in chiave vegetariana, vegana e anche gluten free, per posizionarsi su nicchie di mercato sempre più importanti.  

Le possibilità, insomma, sono tantissime per gli aspiranti food trucker italiani. Ma prima di arrivare a proporle nelle strade e nelle piazze, bisogna scegliere il tipo di operatività più adatto (itinerante, giardini, piazze) e individuare le opportunità più interessanti: dalle fiere alle manifestazioni di piazza, agli eventi privati come cerimonie o feste. Ultima tappa è l’allestimento vero e proprio del mezzo, che sarà il protagonista del nuovo business. StreetFoody si propone come un valido alleato per i futuri food trucker: studia insieme a loro il progetto e lo realizza nelle officine di Terranuova Bracciolini (AR), all’interno di uno stabilimento di 12mila metri quadri, offrendo la possibilità di scegliere tra tre taglie – S (Ape Piaggio), M (Porter Piaggio), L (Fiat Ducato) – occupandosi della meccanica, allestimento personalizzato, attrezzatura e grafica.