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Moda, avanti piano

A livello globale, l'anno scorso la crescita è stata la più bassa dalla grande crisi del 2008. 

di Redazione |

Nella foto un'immagine della sfilata Miu Miu primavera-estate 2017


Il 2016 è stato un anno dai risultati deludenti per la moda. Secondo gli ultimi dati forniti dalla società di ricerca Euromonitor, a livello globale il fatturato di abbigliamento e calzature ha raggiunto 1.700 miliardi di dollari, in crescita del 3,8 per cento rispetto all’anno precedente. Si tratta dell’incremento più basso dalla crisi economica del 2008. Nel 2015 il settore era cresciuto del 4,5 per cento a 1.600 miliardi di dollari.

Considerata però la situazione economica di molti paesi e le turbolenze sul fronte politico, gli analisti definiscono “notevole” il risultato. Come noto, il comparto che ha salvato l’annata è stato quello dell’abbigliamento sportivo, che l’anno scorso ha registrato un incremento del 7 per cento delle vendite e per il terzo anno consecutivo si è confermato quello più dinamico nell’intero settore, seguito dal childrenwear (+6 per cento).

Gli analisti sottolineano che lo sportwear si è diffuso così rapidamente da essere ormai una parte fondamentale dell’industria dell’abbigliamento e da essere riuscito a rosicchiare quote di mercato al resto del settore. In presenza di un mercato così affollato –
presidiato non più solo dai classici brand sportivi ma anche e perfino dalle maison del lusso – gli analisti iniziano a pensare che forse le vendite potrebbero iniziare a sgonfiarsi, anche se per ora sono smentiti dalle cifre che restano molto positive.

Un'altra tendenza che si è imposta nel 2016 è il sorpasso – per il secondo anno di fila – del menswear, cresciuto del 4 per cento, sull’abbigliamento donna, che resta comunque la base del settore.    

Il 2017 si prospetta come un altro anno difficile per la moda, incluse le maison di lusso, in un mercato globale dove la Cina sta rallentando il passo, la Brexit e il nuovo corso inaugurato da Trump alimentano incertezze e in presenza di un nuovo tipo di consumatore per il quale conta più fare esperienza che l'acquisto del prodotto in sé. Detto questo, le stime di Euromonitor sono di una crescita di abbigliamento e calzature a livello globale del 2 per cento annuo fino al 2021.

Prospettive incerte anche per l’Italia. Secondo uno studio realizzato dal centro studi Prometeia per Il Sole 24 Ore, l’innalzamento delle tariffe doganali ipotizzato da Trump potrebbe costare per le 3F del made in Italy – Fashion-Food-Forniture – 345 milioni l’anno: una cifra che farebbe di questo comparto il più penalizzato dalla nuova politica protezionistica di Donald Trump, a fronte degli 800 milioni di dollari di oneri doganali che colpirebbero l’intero sistema industriale italiano.