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Borsalino, un mito in pericolo

La sentenza di un giudice rischia di far fallire l'azienda. Che però è stata risanata e, dopo anni, è tornata all'utile. 

di Redazione |

Lo indossava Harrison Ford nei panni di Indiana Jones. Ma anche Humphrey Bogart e la Bergman in Casablanca come pure John Belushi in Blues Brothers. È stato il cappello dei gangster-movie e di Al Capone. Tra i sui estimatori anche Federico Fellini e Alan Delon, Robert Redford e Jhonny Deep, solo per citare i più famosi. Si può dire che Borsalino abbia fatto, più di qualunque altro brand italiano, la storia del cinema e della moda nel mondo. Un marchio storico nato nel 1857 a Spinetta Marengo, provincia di Alessandria, dove oggi un museo celebra il suo successo. Un marchio che ha saputo imporsi come icona di stile e massimo esempio della manifattura artigianale italiana di altissima qualità: la sua realizzazione richiede almeno 50 passaggi e almeno sette settimane di lavorazione.

Questo patrimonio rischia di scomparire a causa della sentenza di un tribunale, nonostante l'azienda abbia avviato un percorso di risanamento dei conti che l’anno scorso le ha consentito di raggiungere un fatturato di 15 milioni, in ulteriore crescita quest'anno. 

All’origine dei guai c’è il finanziere astigiano Marco Marenco, 61 anni, ex "re del gas", noto per aver portato le sue aziende verso una maxi bancarotta fraudolenta da oltre 3 miliardi, il maggiore crac in Italia dopo quello della Parmalat. Per diversificare il business nell’energia, Marenco aveva infatti acquistato la maggioranza di Borsalino, che venne così travolta dallo scandalo e commissariata per bancarotta.

Nella speranza di evitare il fallimento, il gruppo ricorre al concordato preventivo che il tribunale di Alessandria concede anche perchè nel frattempo si fa avanti un cavaliere bianco. Philippe Camperio, imprenditore italo-svizzero si mette a capo di un pool di investitori e decide di salvare il gruppo. Vince la gara internazionale e nel maggio 2015 entra nell’azienda versando 15 milioni a garanzia del concordato e 8,5 per saldare il debito con l'Agenzia delle Entrate. Intanto avvia il risanamento dei conti. Borsalino torna, dopo anni, in utile, aumenta il fatturato e implementa nuove strategie di crescita come il progetto itinerante del cappello su misura disponibile nelle diverse boutique del marchio.

Qualche giorno fa, però, il tribunale di Alessandria decide di revocare la procedura di concordato preventivo. Una decisione che non ha nulla a che vedere con l’attività svolta da Camperio, ma che è legata a problemi contabili e sospetti giri di capitale risalenti al 2012-2013, quando il gruppo era controllato da Marenco. Una decisione che rende di fatto fallibile l’azienda se un creditore decidesse di chiederne il fallimento.

Camperio per ora non si è tirato indietro e il consiglio di amministrazione sta studiando nuove mosse per mettere in salvo Borsalino e proseguire l’attività, alla luce anche dei buoni risultati finora raggiunti. Tra le ipotesi, quella di presentare un altro concordato preventivo e fare una nuova ristrutturazione del debito o presentare ricorso in Cassazione. Intanto l'amministrazione comunale di Alessandria ha annunciato l'apertura di un tavolo di crisi permanente, aperto a tutti i soggetti coinvolti, mentre la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria ha annunciato la propria disponibilità a coprire le spese di un eventuale ricorso in Cassazione dei 130 dipendenti del gruppo.