Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La rivoluzione di Richemont

Addio CEO: i singoli brand riporteranno direttamente a Johann Rupert, fondatore del gruppo. Che affronta così il crollo degli utili e la crisi dell'orologeria. 

di Redazione |

Nella foto un’immagine di Toni Garrn, la modella tedesca scelta da Cartier per presentare la nuova collezione di alta gioielleria Magicien 


Crolla l’utile del colosso svizzero Richemont, ma il titolo in Borsa guadagna terreno alla notizia che da marzo il gruppo rinuncerà ad avere un amministratore delegato e i responsabili dei singoli brand – tra cui Cartier, Van Cleef & Arpels, Piaget, Iwc, Montblanc, Lancel – riporteranno direttamente al consiglio di amministrazione presieduto dal fondatore della società, il sudafricano Johann Rupert.

Il secondo gruppo al mondo del lusso ha visto l’utile precipitare del 51 per cento nei primi sei mesi dell’esercizio in corso a quota 540 milioni di euro a fronte di un fatturato diminuito del 13 per cento rispetto all’analogo periodo di un anno fa e sceso a 5 miliardi. Quasi dimezzato, inoltre, l’utile operativo netto, passato da 1,4 miliardi a 800 milioni di euro.

Lo scorso settembre Richemont aveva lanciato un profit warning in previsione di un brusco calo degli utili. A pesare sulla redditività sono stati in particolare i costi per la chiusura di punti vendita in un momento poco favorevole per il lusso e l’orologeria in particolare. Il gruppo ha infatti riferito di aver registrato un calo delle vendite in quasi tutti i mercati dove è presente, ad eccezione di Cina, Gran Bretagna e Corea del Sud. 

Una notizia in grado di innescare un’ondata di vendite sul titolo, ma così non è stato grazie alla contestuale - e inusuale - reazione del gruppo. Richemont ha infatti annunciato un’importante rivoluzione aziendale. Il direttore generale Richard Lepeu, prossimo al pensionamento, lascerà le sue funzioni il 31 marzo prossimo e non sarà sostituito mentre dal 31 luglio il direttore finanziario Gary Saage cederà l’incarico al suo braccio destro, Burkhart Grund, e anche otto membri del board sono pronti a lasciare l’incarico.

I responsabili dei singoli brand dovranno riportare direttamente a Johann Rupert, fondatore e presidente di Richemont, il quale conta su solidità del bilancio e qualità dei marchi in portafoglio per superare la crisi in atto. Un’autentica rivoluzione manageriale mai sperimentata prima d’ora, tanto più per un gruppo quotato in Borsa, ma che il mercato sembra apprezzare e che probabilmente molte altre conglomerate terranno sott'occhio.

Con questa mossa Rupert si riprende il pieno controllo operativo del gruppo che creò alla fine degli anni Ottanta, mettendo in gioco la sua professionalità e la sua autorevolezza. Ciò che il mercato apprezza è il fatto che in questo modo il vertice viene snellito e sarà più immediato prendere decisioni e correggere la rotta in base alle sfide del mercato con l’obiettivo di recuperare terreno e far ripartire più velocemente fatturato e redditività.