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La moda francese vale 150 miliardi

Genera ricavi superiori a quelli dell'industria aeronautica e automobilistica messe insieme. Ma non è tutto oro quello che luccica. 

di Redazione |

Nella foto un'immagine della recente sfilata Chanel Autunno Inverno 2016/2017


Con un fatturato di 150 miliardi di euro l’anno, di cui 33 miliardi di esportazioni, e 580.000 posti di lavoro, l’industria della moda francese batte quella aeronautica e automobilistica messe insieme, il cui giro d’affari si ferma rispettivamente a 102 e 39 miliardi di euro, affermandosi come un settore di primaria rilevanza per l’economia d’Oltralpe, di cui rappresenta il 2,7 per cento del Pil. E’ il sorprendente risultato a cui è giunto uno studio condotto dall’istituto francese della moda, la potente Fédération Française de la Couture, reso pubblico a margine della Fashion Week di Parigi appena conclusa.

Per l’esattezza la cifra non include solo il giro d’affari generato dall’abbigliamento (67 miliardi di euro), ma ingloba anche i ricavi relativi a cosmesi e profumi (44 miliardi), pelletteria (22 miliardi), ottica (9 miliardi), orologi e gioielli (8 miliardi).

“Parigi non è a capitale del crimine ma la capitale della moda” esulta il sindaco della città Anne Hidalgo scacciando il ricordo degli attentati terroristici. Le fa eco il presidente esecutivo della Fédération Française de la Couture, Pascal Morand, secondo cui ormai “c’è una visione della moda globale come un’economia di marca e dell’immateriale” in cui la Francia rivendica il ruolo da protagonista.

D’altronde in un anno con le sue fashion week Parigi genera 1,2 miliardi di entrate grazie ai visitatori in trasferta e affari per 10,3 miliardi. Difficile per i big del settore resistere al richiamo della Ville Lumière: delle oltre 300 sfilate l’anno, la metà vede protagoniste griffe straniere, una percentuale altissima che si confronta con il 13 per cento di griffe straniere che sfila a Milano, il 9 per cento di quelle presenti a New York e il 5 per cento di Londra.

I numeri non bastano però a rassicurare gli addetti ai lavori e la frenata del settore è evidente anche nei conti di alcuni delle maison francesi più blasonate. Il 20 ottobre Bain & Company rilascerà le nuove previsioni sul mercato globale della moda. La società di consulenza è considerata uno dei barometri più attendibili per il settore fashion e le aspettative non sono incoraggianti. Già il 2015 si era chiuso con ricavi complessivi pari a 253 miliardi di euro, in crescita di appena l’1 per cento rispetto all’anno precedente, la peggiore performance dal 2009, ossia dalla crisi dei mutui subprime. Il 2016 potrebbe essere un anno altrettanto fiacco, se non peggiore.

Le stime di crescita per l’anno in corso saranno “estremamente moderate” o addirittura “peggiorate” rispetto alla forchetta tra zero e 2 per cento prevista in precedenza, ha detto a Le Monde Joelle de Montgolfier, uno degli analisrti della divisione lusso di Bain & Co. Non vede rosa nemmeno Olivier Abtan di Boston Consulting Group secondo cui “non c’è all’orizzonte una nuova Cina” in grado di sostenere i consumi e il lusso si trova a fronteggiare la sua “prima crisi strutturale”.