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Luxury, avanti piano

Un settore in trasformazione e che cresce a tassi marginali.

di Redazione |

Nella foto un'immagina della sfilata Chanel fall winter 2016-2017 alla Fashion Week di Parigi



Il mercato del lusso è in trasformazione, cresce a ritmi moderati e nei prossimi mesi dovrà affrontare sfide importanti. E’ un quadro in evoluzione quello tracciato dalla ricerca The luxury and cosmetics financial factbook 2016 presentata da EY e giunta alla sesta edizione.

Per quanto riguarda i dati, nel 2015 il mercato mondiale del lusso è cresciuto dell’1 per cento a cambi costanti (+13 per cento a cambi variabili): un dato che la dice lunga sull’attuale stato di salute del comparto. E’ andata decisamente meglio alla cosmetica, il cui fatturato a livello mondiale è salito del, 3,9 per cento a cambi costanti seguendo un trend che si mantiene stabile già da diversi anni grazie anche al contributo delle economie emergenti.

Dopo anni di forte crescita, dunque, anche il lusso frena, colpito dalla crisi dei consumi e dalle incertezze geopolitiche. I margini si riducono e le aziende sono alla ricerca di nuovi modelli distributivi e produttivi man mano che il web si impone come canale di vendita sempre più importante e il consumatore diventa sempre più sfuggente.

Una situazione che non fa sconti a nessuno se perfino due gruppi come la svizzera Richemont e Hermés hanno di recente abbassato le previsioni di crescita, mentre Burberry ha annunciato un piano pluriennale di risparmi per rimettere in sesto i conti. Qualche mese fa la società di consulenza Bain & Co aveva preannunciato un anno difficile per il settore a livello mondiale, indicando per il 2016 una crescita di appena l'1 per cento (contro il il 13 per cento realizzato nel 2011) per il settore lusso. 

“Al di là di un effetto cambi che ha positivamente influenzato il 2015, il mercato dei beni di lusso nel suo complesso sta mostrando tassi di crescita marginali. L’instabilità geopolitica, la minore crescita dei mercati emergenti, Cina in particolare, e la progressiva saturazione dei mercati occidentali ne stanno inevitabilmente rallentando lo sviluppo”, commenta Roberto Bonacina, partner di EY TAS Fashion & Luxury.

A ciò si devono aggiungere i cambiamenti in atto sul fronte della distribuzione, dove l’impressionante ascesa dei canali digitali sta costringendo le aziende a rivedere le proprie politiche commerciali e anche produttive. Al riguardo basti pensare al debutto sulle passerelle in queste settimane del "see now, buy now" che per la prima volta consente di acquistare in tempo reale in negozio o online i capi oggetto della sfilata. “Non è più tempo di corsa al retail, ma di ridefinire i modelli distributivi che tengano conto della “digital disruption” in atto in numerosi settori. Il consumatore si è evoluto: è diventato più attento, sofisticato, socialmente responsabile e interessato alla qualità di ciò che acquista. Sta alle aziende – afferma ancora Bonacina – creare un ecosistema fatto di qualità di prodotto, comunicazione e social media per assicurarsi l’attenzione dei consumatori e orientare le loro decisioni in termini di acquisto in un contesto competitivo in continua evoluzione”.  

Soffre anche il Made in Italy, che secondo i dati diffusi dalla Camera nazionale della Moda ha registrato nei primi sei mesi dell'anno un calo di fatturato in riferimento al settore moda, con un bilancio che però diventa positivo se si tiene conto anche delle vendite di occhiali, gioielli e cosmetici. Il settore continua a godere del sostegno del governo. “Puntiamo a rifinanziare il piano straordinario del Made in Italy nel prossimo triennio, con le stesse cifre degli anni passati: lo proporremo nella legge di stabilità” ha dichiarato Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dello sviluppo economico inaugurando oggi la mostra Crafting the Future al Mudec, il Museo delle Culture di Via Tortona 13 (che proseguirà fino al 13 ottobre) in avvio della settimana della moda di Milano.