Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

La top 20 del mobile italiano

In cima c'è Natuzzi, seguita da Molteni e Poltrona Frau. Ricavi in crescita in media dell'8 per cento per le big del settore. 

di Daniela Braidi |

Mentre a Milano va in scena da oggi la settimana dedicata al design (fino al 17 aprile alla Fiera di Rho), la società di consulenza Pambianco pubblica la classifica delle 20 maggiori aziende italiane del mobile. In testa c’è Natuzzi con un fatturato di 488 milioni di euro, seguita da Molteni (319 milioni) e Poltrona Frau (300 milioni).

Nel loro complesso queste 20 aziende hanno realizzato l’anno scorso un fatturato di oltre 3,7 miliardi, in crescita rispetto ai 3,44 miliardi di ricavi dell’anno precedente. Tutte e quante le 20 società hanno infatti visto aumentare il giro d’affari nel 2015, grazie soprattutto al buon andamento dell’export, ma in parte anche a un'inattesa ripresa del mercato interno, fermo da anni.   

I dati ci dicono che il comparto del mobile è in ripresa dopo alcuni anni di difficoltà. Ma ci dicono  anche che questo importante pezzo di made in Italy è ancora molto frastagliato se si considera che sono oltre 30.000 le aziende che operano nel settore. E di queste Natuzzi è l’unica quotata, alla Borsa di New York.

Grazie a una crescita dei ricavi dell’8 per cento, l’anno scorso le top 20 del mobile hanno performato meglio del comparto, che ha invece visto nel complesso i ricavi salire del 3,6 per cento. Tutto lascia sperare in un 2016 di ulteriore crescita grazie forse anche a operazioni di consolidamento che potrebbero vivacizzare il settore.  

In termini di crescita, però, la maglia rosa spetta a Club House Italia che nei 12 mesi ha realizzato un fatturato di 109 milioni, in aumento del 28 per cento rispetto a un anno prima. Seguita da Lube (+ 16 per cento), Veneta Cucina (+14 per cento), Flos (+ 13 per cento) e Poliform (+ 12 per cento).

Nel comparto cucine, la top 5 vede in testa Scavolini seguita da Lube, Veneta Cucine, Snaidero e Stosa per un giro d’affari che ha nel complesso sfiorato i 742 milioni, contro i 686 milioni di un anno prima.