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2016, l'anno nero del lusso

Un mercato del valore di 250 miliardi di euro che quest'anno crescerà di appena l'1 per cento. Nel 2011 la crescita era stata del 13 per cento. 

di Daniela Braidi |

A che punto è il settore del lusso? Gli analisti vedono qualche nube all’orizzonte su questo promettente settore che oggi vale all’incirca 250 miliardi di euro. Gli esperti correggono al ribasso le previsioni mentre si allunga la fila di maison che annunciano conti in rosso – l’ultima è stata Prada che ha dichiarato di aver chiuso il 2015 con una contrazione dell’utile del 26 per cento - o comunque un deterioramento della crescita.

Il rallentamento dell’economia mondiale ha dunque lasciato il segno anche su un comparto che fino a poco tempo fa si riteneva a prova di crisi. A dare il colpo di grazia sono stati poi gli attentati a Parigi e Bruxelles, ma anche quelli in Africa e Medio Oriente, che hanno messo un freno ai viaggi e al turismo.  

Secondo le previsioni della società di consulenza Bain & Co – il cui outlook sul luxury è considerato forse il barometro più attendibile sull’andamento del settore – quest’anno il mercato dei beni personali di lusso dovrebbe segnare un incremento dell’1 per cento a valute costanti, rispetto alla crescita dell’1,5 per cento realizzata nel 2015. Insomma, un’ulteriore frenata per un comparto che solo nel 2011 era cresciuto del 13 per cento (sempre a cambi costanti). Poi la discesa, con un incremento del 5 e del 6 per cento nel 2012 e 2013.

La bella notizia è che quest’anno sarà il punto più basso per il mercato del lusso, che dal 2017 dovrebbe tornare a rialzare la testa, spinto soprattutto dalla domanda proveniente dagli Stati Uniti e dalla Cina. Il rafforzamento del dollaro sulla moneta unica dovrebbe infatti sostenere lo shopping dei ricchi turisti americani, mentre in Cina è atteso un aumento delle vendite di beni di lusso sul mercato interno man mano che si ridurrà ulteriormente il divario con i prezzi praticati in Europa (dove fino a un anno fa la stessa borsa di marca fino poteva costare anche il 70 per cento in meno rispetto al prezzo praticato sul mercato cinese).

I fasti del passato però potrebbero non tornare ancora per un po’ di tempo. Sempre Bain prevede per l‘industria dei beni di lusso una crescita tra il 2 e il 3 per cento annuo per il prossimo quinquennio. Insomma, un andamento moderato che disegnerà un mercato più competitivo sul fronte dell’offerta e più selettivo sul fronte della domanda.

Una frenata, quella del lusso, testimoniata anche dall’andamento degli indici di Borsa. Nel mese di marzo il Savigny Luxury Index e l’indice MSCI si sono mossi in direzione opposta, con il primo che ha perso circa il 2 per cento e il secondo che ha guadagnato altrettanto.

D’altronde – a parte poche eccezioni tra cui Moncler, Hermès e Brunello Cucinelli – la maggior parte dei gruppi ha messo le mani avanti dichiarando di attendersi condizioni di business più difficili per l’anno in corso. E gli analisti hanno abbassato le stime su nomi blasonati come Burberry e i big degli orologi, da Richemont a Swatch.