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Inarrestabile Zara

L'anno scorso la spagnola Inditex ha aumentato utile netto e fatturato del 15 per cento, la performance migliore degli ultimi tre anni. 

di Daniela Braidi |

Con una crescita dell’utile netto e del fatturato del 15 per cento nel 2015, la spagnola Inditex festeggia un altro anno di forti vendite e di espansione internazionale.

Quella che oggi è diventata ormai la più grande catena di abbigliamento al mondo - attraverso i ben noti marchi Zara, Bershka, Oysho, Pull&Bear, Massimo Dutti - ha archiviato l’esercizio fiscale chiuso al 31 gennaio 2016 con un utile netto di 2,88 miliardi di euro e un utile operativo di 4,7 miliardi, entrambi in crescita del 15 per cento rispetto all’anno precedente, a fronte di un fatturato che è ammontato a 20,90 miliardi, in aumento del 15,4 per cento rispetto ai 18,1 miliardi un anno fa. Si tratta della migliore performance degli ultimi tre anni. Cifre molto positive che consentono a Inditex di distribuire agli azionisti un dividendo di 0,60 centesimi per azione e confermarsi la regina della Borsa di Madrid per capitalizzazione (circa 95 miliardi di euro).

Nel corso del 2015 sono risultati in crescita tutti i marchi e tutte le aree geografiche. Nel complesso il gruppo ha aperto 330 nuovi negozi in 56 paesi portando a oltre 7.013 le vetrine nel mondo. Un numero enorme che testimonia l’impressionante crescita geografica di cui il colosso spagnolo si è reso protagonista nell’ultimo decennio: nel 2006 i negozi erano meno di 3.000. In dieci anni quindi sono più che raddoppiati. Facendo del proprietario Amancio Ortega l'uomo più ricco d'Europa e il secondo più ricco del pianeta (alle spalle di Bill Gates).  

Con il 2016, però, dovrebbe iniziare una nuova epoca in cui il tasso di nuove aperture è destinato a rallentare rispetto al passato. Il motivo va ricercato nel maggior numero di acquirenti che oggi sceglie di fare shopping online, ma in parte, dicono alcuni analisti, potrebbe avere a che fare anche con la difficoltà di trovare locations adeguate.

La nuova strategia prevede quindi da quest’anno di dare priorità a grandi negozi nei punti strategici delle maggiori città, come ha spiegato in una conference call agli analisti il Ceo del gruppo Pablo Isla. Una strategia che dovrebbe anche portare a minori costi a fronte però di un outlook di lungo termine delle vendite invariato. Per il 2016 il gruppo prevede comunque di investire 1,5 miliardi di euro per l’ingresso in 5 nuovi mercati: Vietnam, Nuova Zelanda, Paraguay, Aruba e Nicaragua.