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Il futuro della moda italiana

Il settore cresce più della grande manifattura e del Pil, mentre una nuova generazione di stilisti sta prendendo il largo facendo di Milano la capitale creativa di un tempo.

di Daniela Braidi |



Il settore cresce più della grande manifattura e del Pil, mentre una nuova generazione di stilisti sta prendendo il largo facendo di Milano la capitale creativa di un tempo.

Nella foto in alto un abito di Alberto Ferretti e nella foto sotto una creazione Cavalli



Quale futuro attende la moda italiana?
 La Fashion week milanese che terminerà il 29 febbraio ha acceso i riflettori su un settore vitale per la nostra economia. Lo dicono i numeri. Nel 2015 l’industria della moda italiana, al netto dell’indotto, ha realizzato un fatturato di 62 miliardi di euro, l’1,4 per cento in più rispetto al 2014. 

Nonostante il rallentamento della Cina e dei Brics, il settore ha quindi saputo crescere a un ritmo doppio rispetto al Pil. E le previsioni per l’anno in corso restano positive. Per i primi sei mesi del 2016 è prevista un’ulteriore espansione del 2,5 per cento, sia in termini di ricavi che di export, con la facile previsione che quest’anno il fatturato arriverà a toccare i 70 miliardi.


Un settore che negli ultimi anni si è consolidato e ha continuato a crescere più della media della manifattura italiana, come emerge da uno studio condotto da Mediobanca R&S. Nel periodo 2010-2014 le aziende moda italiane hanno infatti registrato un incremento del fatturato del 27,7 per cento contro il +16,3 per cento realizzato dai grandi gruppi manifatturieri quotati (al netto dell’effetto Chrysler). I Top 15 della moda italiana – che Mediobanca ha identificato in Armani, Benetton, Calzedonia, D&G, Lir (Geox), Luxottica, Max Mara, Moncler, Otb (diesel), Prada, Safilo, Ferragamo, Tod’s, Valentino, Zegna - hanno fatto ancora meglio con un incremento dei ricavi del 30,8 per cento nello stesso periodo.

Il sistema moda ha battuto la grande manifattura anche in termini di redditività e occupati. La ricerca di Mediobanca ci dice che nel periodo 2010-2014 le aziende moda hanno incrementato del 25,1 per cento l’utile operativo (+26 per cento le Top 15) e del 22,7 per cento il numero dei dipendenti (+34,2 per cento per le Top 15), contro l’incremento del 14 per cento messo a segno sia sul fronte reddituale che occupazionale dalla grande manifattura.

Questi numeri fanno capire ancora più chiaramente che siamo davanti a un settore strategico da sostenere e da assecondare, come ha ben coltoMatteo Renzi, primo premier italiano ad inaugurare una settimana della moda. “Sono qui per riconoscere una realtà che già c’è, che ha la possibilità e la forza per scrivere una pagina di futuro addirittura più affascinante di quella del passato”, ha detto Renzi davanti a un parterre di 170 invitati riuniti a Palazzo Reale, praticamente tutto il Gotha della moda italiana, da Giorgio Armani a Donatella Versace, da Renzo Rosso ad Alberta Ferretti. Si è trattato di un’importante segnale politico ed economico nei confronti di un settore verso cui questo governo sta riservando sempre maggiore attenzione.

Dopo anni in cui i colori della moda italiana si erano un po’ sbiaditi, in cui circolavano sempre gli stessi grossi nomi e si sentiva la mancanza di un sostegno dall’alto, la situazione è fortemente cambiata. La moda italiana sta assumendo toni sempre più forti e nitidi, sta imparando a fare sistema e a rinnovarsi. Come ha sottolineato qualche giorno fa il New York Times, una nuova generazione di stilisti ha ormai preso il largo da Milano e si sta facendo apprezzare nel mondo. Basti pensare adAlessandro Michele approdato a Gucci e Rodolfo Paglialunga a Jil Sander, oppure a Massimiliano Giornetti voluto da Ferragamo eAlessandra Facchinetti da Tod’ds o a Massimo Giorgetti direttore creativo di Emilio Pucci. Un segno tangibile che Milano è tornata ad essere la capitale non solo economica ma anche creativa della moda.

L’interesse per le creazioni Made in Italy è testimoniato anche dal richiamo della Fashion Week in corso: 182 sfilate, 90 presentazioni, 73 sfilate e 13 eventi confermano la vivacità di questa edizione in cui vengono presentate le collezioni che indosseremo il prossimo autunno/inverno e riportano Milano al centro del sistema. “In questi anni abbiamo collaborato costantemente con la Camera della Moda su tematiche importanti come la formazione, l’internazionalizzazione, la creazione di format vincenti, le facilitazioni burocratiche e la gestione dei calendari. Il risultato ha osservato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia - è che la moda ha ripreso a fiorire, è uscita dagli atelier per vivere nelle piazze, nei musei, più vicino alle persone”.