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Hermes prudente sul 2016

Di fronte alle incertezze economiche, politiche e monetarie, la maison francese mette in dubbio i target di crescita per l'anno in corso. In crescita dell'8,1 per cento a 4,8 miliardi il fatturato 2015, sebbene gli attentati di Parigi abbiano pesato sui conti. 

di Daniela Braidi |

Un’ombra si allunga sul settore del lusso se perfino una solida e storica maison come Hermes mette in dubbio i target di vendita fissati per il 2016. Tra i motivi di tanta prudenza, il gruppo cita le incertezze sull’economia mondiale, il rallentamento della Cina, il crollo del prezzo del petrolio, lo scivolone delle Borse, le tensioni politiche a livello internazionale e gli attentati di Parigi dello scorso novembre.

In questo quadro generale, la società francese, celebre per le sue costosissime e iconiche borse Kelly e Birkin, ha annunciato che a fine anno i ricavi potrebbero crescere a un ritmo inferiore all’8 per cento (a cambi costanti) indicato come obiettivo. Eppure solo qualche anno fa i ricavi della maison crescevano a doppia cifra: oltre il 18 per cento nel 2010 e 2011.

Già l’anno scorso Hermes era stata costretta a ridurre il target di crescita del fatturato, inizialmente indicato in un +10 per cento. In effetti, il 2015 è terminato con ricavi pari a 4,84 miliardi di euro, in aumento dell’8,1 per cento a tassi di cambio costanti (+17,5 per cento a cambi correnti). Una crescita a cui ha contribuito il deprezzamento dell’euro che ha spinto le vendite soprattutto in Giappone (+18 per cento). Ritmi di crescita inferiori hanno caratterizzato, a livello geografico, il resto dell’Asia (+5 per cento a causa del difficile contesto a Hong Kong e Macao), l’Europa (+9 per cento) e l’America (+7 per cento). Il segmento trainante si è confermato quello della pelletteria e selleria (+13 per cento) seguito dalla divisione ready-to-wear e accessori (+8 per cento).

I segnali di frenata si sono fatti sentire già nel quarto trimestre. Nonostante le vendite per il Natale, il fatturato è salito del 7,2 per cento a cambi costanti tra ottobre e dicembre, il livello più basso degli ultimi sei anni risentendo, come ha spiegato la società stessa, anche degli attentati di Parigi che hanno penalizzato il mercato domestico (che genera il 14 per cento dei ricavi totali) e tenuto lontani i turisti. In Francia le vendite del quarto trimestre sono cresciute di appena l’1 per cento, contro il +7,9 e il 9,7 per cento dei due trimestri precedenti.

Gli analisti finanziari che seguono il settore del lusso non sembrano però particolarmente preoccupati. Intanto perché Hermes è notoriamente molto prudente nei suoi annunci e previsioni formulate a inizio anno possono essere riviste nei prossimi mesi, specie se le condizioni dell’economia dovessero migliorare. In secondo luogo perché i prodotti Hermes rappresentano una sorta di bene rifugio da prediligere soprattutto in questo periodo d’incertezza e sono quindi convinti che alla fine i clienti torneranno a fare shopping nei negozi della maison. Certo è che di fronte alle attuali incertezze economiche, politiche e monetarie, nemmeno il settore dei prodotti di fascia alta può considerarsi immune.