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I Protagonisti

Jean, bella e triste fino all'ultimo respiro

Perseguitata dall'Fbi, si suicida a 41 anni. 

di Giuseppe Turani |

Era bellissima, è stata la protagonista almeno di tre film che tutti ricordano (Giovanna d’Arco, Bonjour tristesse. A bout de souffle), era diventata l’icona dei cineasti della nouvelle vague francese, anche se era una ragazza che veniva dalle lontane pianure dello Iowa, è stata trovata morta dentro la sua macchina in una strada di Parigi a 41 anni: si è suicidata con una dose eccessiva di barbiturici. Sul sedile dell’auto un biglietto con poche parole: “"Forgive me. I can no longer live with my nerves".

Jean Seberg nasce ne 1938 a Marshalltown nello Iowa. Nel 1957, a 19 anni, il regista Otto Preminger la sceglie fra 18 mila aspiranti per la parte di Giovanna d’Arco. L’anno dopo ancora Preminger la dirige in Bonjour tristesse dall’omonimo libro di Francois Sagan. Nel 1959 Jean-Luc Godard ne fa la protagonista di A bout de souffle con Jean-Paul Belmondo..

Diventa famosissima, tutti i registi la vogliono, gira una quantità impressionante di film.

Ma è un’americana. E parteggia per le Pantere Nere, un’organizzazione rivoluzionaria molto in voga allora negli Stati Uniti. Qualcuno ricorderà, a questo proposito, il grande party dato dal musicista Leonard Bernstein nel suo attico di New York (13 stanze su Park Avenue) proprio in onore delle Pantere Nere. Ricevimento che indusse lo scrittore Tom Wolfe a coniare per la prima volta l’espressione “radical chic”, i ricchi amici dei rivoluzionari.

L’Fbi, però, ha ricevuto l’ordine di distruggere con ogni mezzo le Pantere Nere. Jean ha sempre simpatizzato per loro e, quando diventa famosa, approfitta della sua notorietà per appoggiare il movimento. Finisce subito nel mirino dell’Fbi. Si sa che è incinta e che aspetta un bambino. Gli agenti fanno pubblicare da giornalisti amici la notizia che il padre è un alto esponente proprio delle Pantere Nere. Jean, che ha sempre sofferto di crisi psicologiche, si spezza e partorisce un bambino che nasce prematuro, l’8 settembre del 1970, e che muore subito.

Sulle prime la Seberg reagisce bene. Querela i giornalisti (che saranno condannati) e il funerale del piccolo si celebra con lui chiuso in una bara di vetro perché si veda che non è un figlio delle Pantere Nere.

In realtà, dentro, Jean va in mille pezzi. Da quel momento in avanti, ogni anno, nell’anniversario della morte del piccolo tenterà il suicidio, che le riuscirà solo dieci anni dopo, lungo una strada di Parigi.

Apparentemente la vita prosegue, Jean gira i suoi film, è sempre apprezzata e desiderata, ma il ricordo di quell’aggressione non la lascia.

Dal 1958 al 1960 è sposata con un bravo avvocato francese, ma un giorno a un ricevimento incontra Roman Gary. E è un colpo di fulmine. Gary in realtà è un lituano. Ha combattuto con i francesi di De Gaulle, aviatore bombardiere. Decorato con qualsiasi cosa, eroe di guerra e considerato nella cerchia ristretta del generale. Ma è anche scrittore e nel 1956 ha vinto il più importante premio letterario francese, il Goncourt. Dopo di che, però, la critica lo abbandona e viene considerato uno scrittore in declino. Nel 1975 vince il Goncourt un altro scrittore lituano che la critica subito esalta e che Gary afferma essere suo cugino. Invece è lui, il famoso cugino non esiste, e poiché il Goncourt si può vincere una volta sola, Gary non andrà mai a ritirare il suo premio. Gli rimane la soddisfazione di aver beffato la critica e la giuria.

Il nuovo amore di Jean Seberg è un personaggio molto bizzarro. E’ uno scrittore, ma è anche un regista e un diplomatico. Lei vuole sposarsi e lui la sposa. Ma la coreografia del matrimonio non è certo quella che lei si aspettava, niente abito bianco e niente festeggiamenti. In pratica Gary delega l’organizzazione delle nozze ai suoi amici dei servizi segreti francesi. Il generale vuole molta discrezione. E, forse, non gli va che un “suo” eroe di guerra sposi una divorziata americana, attrice e notoriamente simpatizzante delle Pantere Nere.

Il matrimonio diventa quindi una specie di avventura da romanzo.

I servizi francesi lavorano bene. Scovano un paesino in Corsica il cui sindaco si presta a fare tutto, anche pubblicazioni false e un falso atto di nascita (posticipato) per un bambino che la coppia ha già messo al mondo e che così risulterà nato dopo il matrimonio, regolarmente.

Il giorno stabilito, all’alba, i due si imbarcano su un aereo militare francese che li porta in Corsica. Là li attendono gli uomini dei servizi segreti, che li portano subito nel paesino di Sarrola. Non c’è nessun invitato e nemmeno i testimoni. Poiché ne servono due, firmano due agenti dei servizi. Non ci sono fotografie, tranne una (rimasta scretata per mezzo secolo) e la sposa non ha proprio un’aria raggiante. Lei ha 24 anni, lo sposo 49. Il matrimonio durerà otto anni e nasceranno due figli.

Lui è un personaggio molto in vista, lei una bellissima attrice americana, per alcuni anni saranno una delle coppie più invidiate del jet set internazionale e di Parigi

Poi Jean e Roman si separano, anche se per qualche anno vivranno nello stesso appartamento. Rimangono comunque molto amici. Nel 1972 Jean si risposa, ma negli ultimi tre anni di vita non partecipa a alcun film. Si dice che abbia avuto una rovente storia d’amore e di sesso con il panamense Carlos Fuentes, una specie di Roman Gary centro-americano, scrittore, sceneggiatore e diplomatico.

Ma ormai Jean è una persona spezzata e il 30 agosto del 1979, con qualche giorno di anticipo sulla data dell’8 settembre, si chiude in macchina, ingoia le sue pastiglie e muore. Quella che era stata una delle coppie più  belle del mondo farà una fine tragica.

Nel dicembre del 1980, pochi mesi dopo la ex moglie, anche Gary si suicida, sparandosi un colpo di pistola in bocca. Lascia un biglietto nel quale spiega che la sua fine non ha nulla a che fare con Jean Seberg e che “i fan dei cuori spezzati dovrebbero guardare altrove”.

(Dal"Quotidiano nazionale" del 9 gennaio 2017)