Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

I Protagonisti

Donyale, misteriosa come la Luna

E' stata la prima, bellissima, modella di colore.

di Giuseppe Turani |

“E’ alta quasi 190 centimetri, ma non pesa neanche 50 chilogrammi, ha il seno piattissimo, con le ossa visibili sotto la pelle come in una radiografia, le gambe che sembrano di una scultura di Giacometti e le dita delle mani estese come in un ragno, la pelle color caramello, le labbra piene, la faccia ovale e gli occhi a mandorla".

La prima modella nera di grandissimo successo non è stata, come molti pensano, Naomi Campbell, ma la ragazza appena descritta: Donyale Luna. Appare sulla copertina di Harper’s Bazaar nel 1965, quando Naomi doveva ancora venire alla luce.

Donyale nasce a Chicago nel 1945 da Peggy e Nathaniel Freeman, ma dice che il suo padre naturale era un signore di nome Luna, sua madre una messicana, mentre una delle nonne (irlandese) aveva sposato un nero.

Scoperta da un fotografo, lascia Chicago per New York. Dopo la copertina di Harper’s Bazaar vola a Londra per la prima copertina dell’edizione inglese di Vogue. A fotografarla è David Bailey, uno dei più grandi di allora. Richard Avedon, appena la vede, la mette sotto contratto esclusivo per un anno. E’ strana, è singolare, e ha una naturale eleganza. E’ la fotomodella del momento.

Ma lei non si ritiene tale. Pensa di essere qualcosa di più complesso, un’artista.

La celebrità appena conquistata le consente una vita sociale e mondana molto intensa. Partecipa a tutto e ogni volta stupisce per la sua perfetta esibizione. In pochi mesi la ragazzina di Chicago che avrebbe dovuto fare l’infermiera è diventata una star e si trova benissimo nel suo nuovo ruolo.

E’ una ragazza nera a metà degli anni Sessanta, in America ci sono ancora segni di razzismo, ma lei non se ne cura e è pregiudicatissima. In un’intervista ammette una dipendenza dall’LSD.

Viene fotografata nuda prima su Playmen nel 1970, poi su Playboy nel 1974 e poi di nuovo su Playboy nel 1975 (ma questa volta ripresa dal marito, il fotografo italiano Luigi Cazzaniga).

Si ritiene un’artista e non una modella e è presente in molti film, quasi sempre in ruoli abbastanza decorativi. Comincia  con qualche ruolo nelle produzioni di Andy Warhol e poi prosegue con “Skidoo” di Preminger. E questa è la sua prima e unica volta a Hollywood.

Anche Fellini approfitta del suo fisico singolare e la sceglie per la parte della maga Oenothea nel suo Satyricon.

Chi le assegna un ruolo da protagonista assoluta in un film è Carmelo Bene, in Salomé. Lei gira tutto il film, non doppiata, completamente nuda e completamente rasata, seduce Erode (Carmelo Bene) e porta al patibolo Giovanni Battista.

La sua vita sentimentale è disordinata quasi quanto la sua vita artistica. A metà degli anni Sessanta, appena diventata famosa, sposa un giovane attore, ma lo lascia dieci mesi dopo. Ha relazioni con gli attori tedeschi Maximilian Schell e con Klaus Kinski.

Alla fine, negli anni Settanta conosce e sposa il fotografo italiano Luigi Cazzaniga e hanno una figlia, Dream Cazzaniga.

Prima modella di colore e anche una delle prime donne di colore di grande successo. Ma non ha mai vissuto come una battaglia la propria identità razziale. Anzi.

Nel 1968, quando è agli inizi, il New York Times manda una giornalista, Judy Stone, a intervistarla per cercare di capire chi è. Ma è un buco nell’acqua e la giornalista americana può solo annotare che Donyale è: "riservata, misteriosa, contraddittoria, evasiva, volubile, e fissata riguardo al suo lignaggio multirazziale - esotica, un camaleonte dovuto a un intreccio fatto di messicano, nativo americano, cinese, irlandese, e infine, ma non certo meno importante, negro."

Insomma, rifiuta la parte che la storia le vuole assegnare: quella di prima straordinaria fotomodella nera. Preferisce descriversi come un insieme di tante cose e di tante vicende, di tante eredità. Si inventa anche una discendenza che non è quella nota e accertata. Sembra quasi che rifiuti, e forse è proprio così, di essere catalogata come “una nera che ce l’ha fatta”. Non la si ritrova infatti in nessun comitato o altro a battersi per l’emancipazione delle donne o dei neri. Diversa in questo, ad esempio, da Halle Berry, che dedicherà il suo premio Oscar a Dorothy Dandrige, dicendo ai membri dell’Academy: dovevate darlo a lei cinquanta anni fa e non avete avuto il coraggio di farlo.

Insomma, Donyale è Donyale, il fatto che sia nera o altro è incidentale. Sembra di avvertire in questo atteggiamento il desiderio di non essere considerata un fenomeno sociale. Ma solo un’artista.

In un’altra occasione sarà ancora più esplicita. Quando fa il suo primo (e unico) film a Hollywood le chiedono se pensa che questo potrà aprire la strada a altre attrici di colore.

La sua risposta è sconcertante, dura, persino maleducata: “Se ciò portasse molto lavoro per messicani, cinesi, indiani, neri, ben venga. Potrebbe essere buono, potrebbe essere cattivo”.

Ma allo stupito intervistatore riserva ancora una battuta: “Comunque, non mi importerebbe molto”.

Cattiveria gratuita? Insensibilità? Probabilmente no. Solo il fastidio, il terribile fastidio di essere considerata, anche se ormai ricca e famosa, una diversa, una da catalogare.
E' morta a Roma nel 1979, a soli 34 anni.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 2 gennaio 2017)

(Nell'immagine in basso: Donyale insieme al fotografo Mc Cabe, che l'ha scoperta a Chicago)