Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Noor, una principessa indiana contro Hitler

In una notte di giugno del '43, senza luna, viene paracadutata nella Francia nazista.

di Giuseppe Turani |


Quando la bellissima principessa indiana Noor Inayat Khan decide di arruolarsi nei reparti femminili della Raf ( l’aviazione inglese) ha appena 25 anni. E’ a Londra e è la nipote dell’ultimo sultano dell’India del Sud. Non è una guerriera. Anzi è di religione sufi e è contro ogni tipo di violenza.

Fino a quel momento ha vissuto un’esistenza (prima a Mosca, dove è nata, poi a Parigi, dove si laurea alla Sorbona) tranquilla e protetta. Si sa che è una buona arpista e che scrive delicate poesie e fiabe per bambini.

Eppure si arruola nell’esercito inglese. Spiegherà che non tollera le ingiustizie e le prepotenze. E il nazismo le sembra la peggior cosa per l’umanità, il male assoluto.

I suoi istruttori scuotono le testa. Non è una combattente (la sua religione glielo vieta) e è anche un po’ sempre con la testa fra le nuvole. Fa un corso da radiotelegrafista, ma ha molte difficoltà a imparare i sistemi di crittografia. Lei è abituata alle fiabe e al delicato suono dell’arpa. Alla fine, comunque, impara. Anzi, diventa molto brava. E si adatta anche alla vita militare, dopo aver passato l’infanzia e la giovinezza dentro una famiglia mussulmana (la madre, però, è un’americana del New Mexico, convertitasi all’Islam). Alle amiche confesserà di sentirsi libera per la prima volta.

Diventa una brava operatrice radio e, soprattutto, è perfettamente bilingue. Dalla Raf la mandano al Soe (lo Special Operations Executive, il Soe, il servizio di spionaggio voluto da Winston Churchill in persona). Anche gli uomini del Soe non promuovono la principessa a pieni voti. Anzi, la giudicano non adatta per fare la spia.

Ma ormai siamo nel 43, la guerra è in corso, e gli inglesi hanno assolutamente bisogno di qualcuno che dalla Francia trasmetta informazioni a Londra, che tenga i contatti con i maquisard. E si decide di lanciare Noor nell’impresa.

Nella notte fra il 16 e il 17 giugno del 43, una veloce corsa in macchina fino al piccolo e nascosto aeroporto di Tempsford, vicino a Cambridge: quella è la base da cui partiranno per essere paracadutate nella Francia controllata dai nazisti le ragazze del Soe. Ne sono partite 65 in tutto, ventidue non sono mai più tornate, cadute sul campo.

Di solito hanno un’attrezzatura standard: documenti falsi, pugnale da combattimento, una pistola, un mitra, valuta locale e codici per farsi riconoscere dai maquisard, che poi dovranno aiutarle.

Ma Noor non ha armi, lei non combatte. Si tira dietro la sua preziosa radiotrasmittente. Un affare di 15 chilogrammi di peso e che richiede anche la posa di una lunga antenna per poter funzionare. La principessa sa che i tedeschi possono individuarla nel giro di venti minuti. Quindi bisogna trasmettere in fretta e poi sparire il più velocemente possibile.

Nella notte di metà giugno nell’aeroporto di Tempsford sale sull’aereo e vola verso la campagna di Parigi. Sarà la prima radiotelegrafista del Soe a essere paracadutata in territorio nemico. Al  segnale del pilota, il portellone si apre e Noor si lancia nel buio, sperando che i maquisard siano giù a aspettarla.

Ci sono. Madeleine (questo è ormai il suo nome in codice, Aurore la sua radio) viene inserita nel gruppo Buckmaster che fa parte di una rete dei partigiani francesi molto più vasta di nome Prosper.

Trasmette i suoi messaggi e le sue informazioni, ma non è fortunata. La rete Prosper è infiltrata da spie e forse anche il Soe la usa per fare il triplo gioco. Molti membri della rete vengono catturati dalla Gestapo. Noor sa che cosa deve fare perché è la prima regola che le hanno insegnato prima di lanciarla con il paracadute: deve rientrare di corsa in Inghilterra, attraverso i suoi compagni la Gestapo arriverà anche a lei, è inevitabile.

Ma rifiuta e continua a trasmettere, è troppo importante. A Parigi non c’è nessun altro che possa farlo. Anzi, lei per un certo periodo è l’unico collegamento fra Londra e i maquisard in tutta la Francia. Quindi, cerca di resistere e si sposta velocemente da un quartiere all’altro, trascinandosi dietro la sua pesantissima radio.

Il 22 aprile del 1944 Noor riceve un messaggio con il quale Londra invita i partigiani a spostarsi verso Nord. In realtà è una falsa informazione che ha lo scopo di mascherare il luogo dove avverrà lo sbarco alleato. E è anche l’ultimo scambio di messaggi della principessa: la Gestapo la cattura. Viene rinchiusa nel quartier generale della Gestapo a Parigi, ma per ben due volte tenta la fuga. Rifiuta di firmare un documento con cui si impegna a non fuggire di nuovo. Rifiuta di fornire ogni tipo di informazione. I tedeschi a questo punto la classificano come prigioniera “Notte e nebbia”, cioè molto pericolosa, che deve sparire senza lasciare tracce. La spediscono in Germania, campo di concentramento di Dachau.

E lì conosce l’inferno. Viene torturata, picchiata, violentata. Poi, un ufficiale tedesco la fa inginocchiare e le spara un colpo alla testa. Il corpo viene cremato e le ceneri disperse. Della principessa Noor, prima ragazza del Soe in Francia, principessa indiana che non  tollerava le ingiustizie, non resta più nulla. Insieme a lei, in quello stesso giorno, vengono uccise altre tre ragazze del Soe.

Dopo la fine della guerra, l’ufficiale tedesco che le ha sparato il colpo alla testa verrà individuato e, colpevole di altri crimini, verrà impiccato a Norimberga.

Noor ha ricevuto le più alte onorificenze inglesi e francesi. Ogni anno il 14 luglio (presa della Bastiglia) una banda militare si reca davanti alla casa dove è cresciuta, in un paesino vicino a Parigi, e suona, in suo onore. In una scuola vicina è stata sistemata una lapide: «À la mémoire de NOOR INAYAT KHAN dite MADELEINE, George Cross, Croix de guerre, Héroïne de la résistance, 1914-1944.».

Nei primi giorni di novembre di quattro anni fa è stato inaugurato a Londra, davanti alla sua abitazione, alla presenza della principessa Anna e di ex colleghe della Raf, un monumento dedicato a Noor. Il primo, e l’unico monumento dedicato a una donna mussulmana in Inghilterra.

(Nella foto grande in alto: la principessa Anna d'Inghilterra e le ex-colleghe della Raf inaugurano il monumento a Noor davanti alla sua abitazione londinese)

(Dal "Quotidiano nazionale" del 19 dicembre 2016)